Chiamiamola ‘tendenza Giovanardi’, così ci capiamo subito. È la tendenza per cui uno come Joseph Blatter, il capo mondiale della Fifa, davanti alle imponenti manifestazioni di protesta in Brasile dice: «Il calcio è più importante dell’insoddisfazione delle persone». È un trend planetario, ma gli italiani ne sono interpreti molto zelanti. 

Affiora nell’anatema contro i ribelli del capogruppo grillino Manlio Di Stefano, che invita ad usare la Legge di Darwin perché «sopravvivono i più forti, i non deboli». Passa per le analisi su Il Giornale di Paolo Guzzanti, che sollecita la destra a ripartire «da una certa sana dose di crudeltà».  Trafigge la Finocchiaro che si rivolge indispettita ai compagni che la contestano dicendo «Non so che cosa vogliano questi signori». Vent’anni fa era roba su cui ridere, i megadirettori di Fantozzi o la prepotenza del marchese del Grillo contro il falegname ebreo. Oggi è propensione politica al disprezzo per chi non ha potere, estrema degenerazione dell’autoreferenzialità delle classi dirigenti. E se ho citato Giovanardi non è un caso: uno che fa la guerra ai parenti di un ragazzo morto (Stefano Cucchi) è al top della categoria.

Così vediamo il vecchio «Lei non sa chi sono io», fastidioso ma tutto sommato umano, trasformato in un cinico «Io non so chi siete voi, e vi distruggo». A consolarci c’è il fatto che, di solito, nella storia è finita al contrario.