A maggio il referendum sui finanziamenti pubblici alle scuole paritarie private li aveva visti impegnati in uno scontro aperto. Da un lato c’era il Pd, indaffarato per preservare l’erogazione dei fondi agli istituti privati, tanto di rischiare di far saltare la maggioranza comunale a Bologna. Dall’altro il Movimento 5 Stelle, “decisamente contrario” al mantenimento della convenzione che annualmente devolve 1 milione di euro, soldi pubblici, alle scuole private. Eppure un punto sul quale entrambi gli schieramenti concordano c’è: l’impegno dello Stato, per quanto riguarda il comparto 0-6, è “del tutto insufficiente”.

A spianare la strada per una riconciliazione almeno temporanea tra i due fronti sono state le parole del sottosegretario all’Istruzione, il pidiellino Gabriele Toccafondi che, alle interrogazioni presentate in Commissione Senato dalle senatrici Francesca Puglisi, Pd, e Michela Montevecchi, 5 Stelle, avanzate per esporre i mille problemi di quello che un tempo era “un fiore all’occhiello” del capoluogo regionale, ha risposto ribadendo che l’impegno del governo è del tutto “adeguato”.

Che adeguati, cioè, sono i fondi erogati annualmente dallo Stato, “anche se a Bologna – spiega la Puglisi – in due anni abbiamo subito tagli per 132 milioni di euro” e “i genitori – spiega la mamma di un alunno – debbono fornire ai bimbi persino la carta igienica perché le scuole non hanno i soldi per comprarla”. Che adeguate sono le sezioni disponibili, aumentate di sole 3 unità quando i parlamentari bolognesi ne avevano chieste almeno 10, “perché qui il problema delle liste d’attesa c’è ed è grave”. “Al momento a Bologna 102 bimbi aspettano di entrare nella scuola dell’infanzia – continua la senatrice democratica – ma in tutto il paese sono 150mila. Il governo deve tenerne conto”. “Durante il referendum abbiamo sostenuto posizioni opposte. Il Pd – sottolinea la Puglisi – era a favore dell’opzione ‘B’, volta a preservare un finanziamento, quello alle paritarie private, che per noi è fondamentale al fine di assicurare la pluralità dell’offerta. Questo ‘scontro’ però passa in secondo piano: la priorità oggi è garantire l’accesso alla scuola dell’infanzia a tutti i bambini”.

Insoddisfatto si è dichiarato il Movimento 5 Stelle, quindi, davanti alla risposta di Toccafondi, che in merito alla questione relativa a un possibile esclusione dal patto di stabilità delle spese degli enti locali per i servizi educativi, culturali e socio-assistenziali, ha risposto che il punto “non è direttamente riferibile alle attribuzioni del Miur”. Per poi aggiungere che “sulla questione è stato interessato il ministero dell’Economia, il quale ha sottolineato come qualunque iniziativa normativa sottoposta alla valutazione politica deve individuare idonei mezzi di copertura finanziaria dei conseguenti effetti negativi sui saldi di finanza pubblica”.

Insoddisfatto si è dichiarato anche il Pd, che dal governo si aspettava “un maggiore impegno”: “Lo Stato non arriva a coprire il 18% di offerta di posti”, quando la media regionale e nazionale supera il 40%. E’, spiega la Puglisi, “uno squilibrio che va sanato: non capisco perché un comune virtuoso come quello di Bologna debba vedere penalizzato il proprio impegno a favore della scuola dell’infanzia, subendo ugualmente tagli al proprio bilancio rispetto a comuni in cui l’offerta statale arriva addirittura all’80%”.

“Definire ‘adeguata’ l’offerta di scuola dell’infanzia statale a Bologna, attualmente pari ad un misero 17%, è semplicemente un insulto alla verità – è il commento di Danilo Gruppi, segretario provinciale della Cgil, che sul referendum si era spaccata in due, favorevoli e contrari – considero perlomeno indecente la risposta fornita in Senato dal sottosegretario Toccafondi alle interrogazioni proposte da Pd e M5S”.

Perché a Bologna la situazione “è difficile” e “tesa”: per far fronte ai limiti imposti dal patto si stabilità a un settore, quello della scuola dell’infanzia, gestito attualmente dal Comune, “che da solo copre il 60% dell’offerta”, l’amministrazione ha deciso di spostare il comparto educativo 0-6 all’interno di una Asp, un’azienda pubblica di servizi alla persona. “Troppe maestre precarie” e l’impossibilità di assumerne altre sono le ragioni alla base di questo “cambiamento”, mal digerito proprio dalle dade che, settimana dopo settimana, sono scese in piazza a manifestare quasi quotidianamente, “contrarie al passaggio dei servizi educativi all’interno di un ente senza struttura né personale, che ragiona come un’azienda”. Progetto che dovrebbe partire già nel 2014.

E poi c’è il problema dei fondi: “troppo pochi”. La verità, chiarisce la senatrice Puglisi, “è che è arrivato il momento di prevedere livelli essenziali per la fascia 0-6, che stabiliscano una quota capitaria di trasferimenti statali per ogni bambino che nasce, e di compartecipazione regionale e dei Comuni”.

Uno, del resto, è il punto sul quale tutti, favorevoli e contrari ai finanziamenti alle scuole paritarie private, sono concordi: “Il diritto all’educazione e all’istruzione 0-6 anni deve essere garantito a tutti” e “l’iniziativa della città nei confronti del Governo centrale, auspicabilmente la più forte ed unitaria possibile, dovrà essere incentrata sulla richiesta di aumentare l’offerta di scuola dell’infanzia statale in quanto, appunto, scandalosamente inadeguata”.