Sta scoppiando la viagra-mania per le donne. Dopo l’entrata in commercio negli Stati Uniti di “Osphena”, farmaco per il trattamento della dispareunia, il dolore durante la penetrazione, di cui soffrono alcune donne in menopausa, è arrivato l’annuncio della società Emotional brain che nel 2016 metterà in commercio un farmaco chiamato “Lybrido”, per il trattamento del disturbo da desiderio sessuale ipoattivo (Hsdd), caratterizzato da una forte calo della voglia e delle fantasie sessuali. E nei mesi scorsi è stato annunciato l’arrivo anche di “Tefina”, spray nasale a base di testosterone che, assunto due ore prima del rapporto, garantirebbe l’orgasmo.

Quest’esplosione di interesse per il piacere femminile sta sollevando qualche perplessità. Come riporta il Telegraph, c’è chi ritiene che l’oltre miliardo e mezzo di euro annuali del mercato del Viagra stia incoraggiando l’industria farmaceutica a orientarsi verso un settore scoperto, quello della sessualità femminile, facendo in modo che la mancanza di desiderio, dovuta a fattori vari come una maternità recente, lo stress e l’età, diventi qualcosa da curare.

Di questo parere è anche Liz Canner, autrice di “Orgasm inc“, documentario che indaga sul business delle case farmaceutiche americane e la sessualità delle donne. “Dopo l’entrata in commercio del Viagra si è cercato l’equivalente femminile – spiega Canner, che per realizzare il lavoro di inchiesta e documentazione ha impiegato 9 anni – Per autorizzare lo sviluppo e la sperimentazione di un nuovo farmaco, la Food and drug administration voleva una chiara definizione del disturbo da curare. Ecco quindi che è stata trovata la definizione di ‘disfunzioni sessuali femminili’”. 

Ma come vengono diagnosticate le “disfunzioni sessuali femminili”? Canner dice che vengono stabilite in base a test “che hanno davvero poco di scientifico, perché non può esserci un modo oggettivo per stabilire i parametri della sessualità di ogni singola persona e qual è il grado di piacere che si prova. C’è chi non ha mai provato un orgasmo semplicemente perché non è stata stimolata nel modo giusto, oppure perché magari ha dei blocchi dovuti al proprio passato. Ovvio che se ci inculcano che dobbiamo avere un orgasmo ogni volta che abbiamo un rapporto oppure che a 60 anni dobbiamo avere la stessa libido che a 20, saremo in molte a pensare di avere qualcosa di sbagliato, e magari di doverci curare”. Secondo le statistiche americane, sottolinea Canner, il 43 per cento delle donne soffrirebbe di disfunzioni sessuali. Per curarle negli Usa hanno anche inventato l’Orgasmometro, un dispositivo spinale che dovrebbe provocare l’orgasmo attraverso uno stimolo esterno regolato da un telecomando. Nel documentario è raccontata la storia di una donna che se lo fa installare con un’operazione dolorosa, con l’unico risultato di avere scosse incontrollate alla gamba destra.

E’ invece possibilista rispetto alle nuove conquiste della ricerca farmaceutica in ambito di desiderio femminile il giornalista scientifico Daniel Bergner, autore del libro “Quello che vogliono le donne. Avventure nella scienza del desiderio femminile”. In un articolo sul New York Times Bergner spiega che a differenza del viagra maschile, che aumenta la quantità di sostanze inviate alle arterie in modo che queste rispondano con più vigore, Lybrido agisce su un’area del cervello. Potrebbe quindi rivelarsi utile in casi particolari. Anche se, ricorda Bergner, i veri meccanismi che muovono il desiderio femminile restano ancora sconosciuti. Quel che sembra certo è che la monogamia è uno dei fattori che portano al calo della libido. Secondo alcune ricerche citate da Bergner, dopo un tempo che va da uno a quattro anni, le donne tenderebbero a stancarsi sessualmente del proprio partner. Un’attitudine evidente anche nelle coppie lesbiche. Difficile, in questi casi, riuscire a risolvere il problema con una semplice pastiglia.