Urlando delizia sull’intero universo

 

PRIMA PARTE

1) Capitolo primo

La cooperativa degli scrittori

Quando Bill incontrò per la prima volta Lenore nella sede di una cooperativa di scrittori era il gennaio del 1966.

Era la stanza di uno scrittore che abitava in una grande e malandata casa vittoriana di Hightsbury, dove vivevano un sacco di artisti, uno la prendeva in affitto e poi subaffittava le stanze che non gli servivano; così questo scrittore che viveva in una di queste case aveva trasformato la sua stanza nella sede della cooperativa di scrittori che aveva contribuito a fondare. Erano una decina gli scrittori che ne facevano parte, oltre a Lenore c’erano altre due donne in questo gruppo, ma poi a scrivere gli articoli che si mandavano alle riviste underground erano solo in tre. C’erano tre tavoli in quella stanza, uno diverso dall’altro, erano una specie di piccoli banchi di scuola, ma uno diverso dall’altro per altezza e per fattura. Sarebbero andati bene per dei bambini di dieci anni, invece li usavano per scrivere i loro articoli tre ragazzoni dai 20 ai 25 anni; non avevano delle vere sedie per scrivere a quei tavoli, ma due seggioline di legno tipo stanza dei bambini e una seggiolina addirittura di vimini. Una cosa tutta da ridere oggi, voglio dire che oggi sarebbe una cosa tutta da ridere, userebbero quei tavolini e quelle seggioline per fare la parodia della cooperativa di scrittori anni ’60; invece c’è una fotografia che li ritrae seduti in quelle seggioline serissimi e concentrati su quello che stanno scrivendo.

A Lenore piaceva far parte di quel gruppo, secondo lei erano tutti davvero molto bravi, avevano acume, intelligenza, sensibilità, secondo lei; c’erano quelli che scrivevano cose tipo: ragazze di Krishna, ragazze-loto/avvolte in bandiere di garza/collegio di stendardi di preghiere/nella neve brillante della California…Oppure: Io rido/ me ne vado/entro in una stanza con dei cerchi/ Oppure: Una ragazza fa volare il drago del suo/ aquilone attraverso le nuvole che non riesce a raggiungere…

Vita quotidiana, quindi, emozioni quotidiane, niente di speciale in molti casi, nessun valore “poetico”, vita che si butta su un foglio mentre si vive o subito prima o subito dopo. Questo è il valore delle migliaia di poesie che si sono scritte a Hightsbury in circa due anni e mezzo, finché è durata l’autentica summer of love. Poi tutto è finito, e le poesie non si sono più scritte tanto spesso per le strade, si è ritornato a comporle nelle università, a meno che uno non fosse Allen Ginsberg.

Comunque quella sera di Gennaio del 1966 Bill arrivò in questa stanza dove si riunivano i poeti, portato da un amico. Perché erano venuti lì? Per dare un’occhiata, per vedere cosa succedeva, se si parlava di qualcosa di interessante.

Le riunioni della cooperativa , che si chiamava “Here and Now group”erano aperte a chiunque volesse parteciparvi, sia per ascoltare che per partecipare con proprie poesie. Ma non c’ erano mai più di una quindicina tra poeti e “pubblico”.

Quando Bill e il suo amico entrarono nella stanza trovarono una dozzina tra ragazzi e ragazze seduti per terra; formavano un cerchio in mezzo al quale su un grande foglio bianco e tondo c’ erano una ventina di candele accese; illuminavano quasi tutta la stanza che era in quel momento nel più completo silenzio. Stavano tutti meditando. Con gli occhi chiusi sembravano concentratissimi e chiusi a quello che succedeva intorno a loro. Bill e il suo amico si pentirono subito di essere venuti lì quella sera; non era quello l’ambiente che cercavano; quando avevano deciso di andare a dare un’occhiata a questo nuovo gruppo di poeti che si era creato da poco, avevano creduto di trovarsi di fronte al solito caos che c’era dappertutto in Hightsbury, spinelli, musica, gente che faceva l’amore e in mezzo a tutto questo poeti che si alzavano e alla maniera di Allen Ginsberg cominciavano a declamare a gran voce le loro poesie.

Invece si trovarono in mezzo a una seduta di meditazione. “Quanto dureranno questi a stare così?”, chiese Bill all’amico che l’aveva portato lì. “ E che ne so “, disse quest’ultimo, “ è la prima volta che vengo qui”. “ Ma se mi avevi detto che li conoscevi”. Qualcuno del cerchio fece loro cenno di stare zitti e così i due si misero in un angolo buio della stanza, si sedettero e aspettarono che quelle persone la smettessero di tenere gli occhi chiusi, accendessero la luce e facessero con loro un po’ di baldoria. Avevano anche sete e si sarebbero fatti volentieri una bella birra gelata. Le due finestre della stanza erano chiuse, evidentemente per evitare di essere disturbati dal rumore della strada. Il tempo passava, il silenzio della stanza, le luci delle candele cominciarono ad avere su Bill e il suo amico, che si chiamava Ken, un effetto soporifero, tanto che in pochi minuti si addormentarono. La meditazione dei poeti durò una bella oretta a cui in fondo parteciparono a modo loro anche Bill e Ken. Fu Lenore ad andare a svegliarli; Bill aprì gli occhi trovandosi per la prima volta a pochi centimetri dal viso di Lenore. Gli sembrò un’apparizione soprannaturale. Lei lo aveva scosso delicatamente su una spalla e ora lo guardava con i suoi occhi neri e profondi e col suo sorriso appena accennato e spiritoso che nei mesi successivi a quel giorno Bill avrebbe studiato e contemplato con amore per ore e ore.

“Siete venuti a leggere le vostre poesie o ad ascoltare le nostre?”, chiese Lenore sottovoce. “ Noi non sappiamo scrivere poesie, ma ascolteremo volentieri le vostre, rispose Bill. “Va bene”, disse lei con un sorriso, “unitevi a noi nel cerchio”.

I due ragazzi si alzarono e le persone in cerchio fecero loro posto.

Poi cominciò il solito reading di poesie che tanto spesso avveniva in quei tempi ad Hightsbury. Tutti quelli intorno a cerchio lessero un loro poesia, ma a a dir la verità a Ken e Bill quell’atmosfera tra il magico e il mistico che si respirava in quella stanza non piacque per niente. Preferivano mille volte i readings rumorosi che avvenivano nei locali scalcinati o nelle comuni, dove si leggevano sì poesie ma anche si beveva , ci si faceva di qualcosa che qualcuno aveva portato, si chiacchierava, si faceva anche l’amore. Tutto in una baraonda di corpi, voci, risate a cui i poeti che leggevano le loro poesie non facevano caso, perché vicino a loro c’erano sempre quelli davvero appassionati di poesia. Ma gli altri, quelli che giravano i caffè e le case tutta la notte a far casino erano comunque i i benvenuti. E questo era il bello di quei tempi. Che si era sempre i benvenuti dappertutto.

“ Ci annoiamo un po’”, disse sottovoce Bill a Lenore, dopo che già cinque o sei tra ragazzi e ragazze avevano letto le loro poesie. “Allora andatevene”, rispose lei sottovoce. Ma non lo disse con rabbia, lo disse con un viso e un tono di voce neutro, come se fosse concentrata su qualcosa di molto importante e rispondesse a Bill senza interesse, in maniera automatica.

“ No, vogliamo rimanere, disse Bill, volevo solo comunicarti il mio stato d’animo. Non sono molto portato per la poesia. Ma rimaniamo, io almeno rimango, sì, sto qui finché ci stai tu”. “ Perché?, chiese lei incuriosita e sorpresa. “ Perché tu mi piaci e molto, disse Bill. Lenore gli sorrise, poi gli fece segno di stare zitto e riprese a partecipare a quella lettura di poesie.

 

 

Quarta di copertina

Urlando delizia sull’intero universo è un romanzo ispirato alla vita e alla poesia si Lenore Kandel, poetessa americana hippy, morta nel 2009. Il romanzo prende in esame alcuni aspetti della vita della poetessa rivisti alla luce dell’immaginazione di Dianella Bardelli; Leader del movimento dei Diggers Lenore Kandel è nota soprattutto per un piccolo libro di poesie erotiche, “The love book”.

La sua bellezza carismatica e la profondità del suo spirito colpivano chiunque la incontrasse. Fu l’unica donna a salire sul palco dell’”Human be-in”, il raduno hippy al Golden Gate Park di San Francisco del Gennaio del 1967, dove declamò alcune sue poesie. Su quel palco c’erano personalità del calibro di Allen Ginsberg, Gary Snyder, Timoty Leary. Era il compleanno di Lenore e diecimila voci si levarono a cantarle “ Happy Birthay to you”. Il suo libro “The love book” tratta dell’amore fisico tra un uomo e una donna. La pubblicazione del libro finì in aula di tribunale con tanto di condanna per oscenità.

 

Note biografiche

Ha pubblicato Il Bardo psichedelico di Neal (Vololibero Edizioni di Milano, 2011) ispirato alla vita e alla morte di Neal Cassady, l’eroe beat.

Dopo “Urlando delizia sull’intero universo” ispirato alla vita della poetessa hippy americana Lenore Kandel si è messa a scrivere un libro ispirato ai primi allievi hippies di Lama Yeshe a Kopan presso Kathamandu negli anni ’70.

Aggiorna quotidianamente alcuni blog letterari:http://poesiaprosaspontanea.wordpress.com/ ; http://lascrittura.altervista.org/ ; http://solohaiku.altervista.org/ .

Accanto alla sua attività di scrittrice guida corsi di Scrittura Creativa secondo il Metodo della poesia e prosa spontanea; ha una vera passione per la letteratura della beat generation e considera suoi maestri Jack Kerouac e Allen Ginsberg..

Da alcuni anni pratica la meditazione buddista secondo la tradizione tibetana

 

Contatti: http://www.linkedin.com/pub/dianella-bardelli/45/71b/584