Mentre ancora si attende la fissazione del processo delle accuse contro Amina, un’altra vicenda di repressione del dissenso giovanile e di dibattito sui confini della libertà d’espressione scuote la Tunisia. E’ il caso Weld el 15, che sta incontrando nella rete e nella società tunisine molta più solidarietà rispetto alla controversa provocazione delle Femen. Due anni di prigione senza sospensione condizionale per “oltraggio alla polizia” e “complotto finalizzato alla violenza contro pubblici ufficiali”: questa la condanna inflitta il 13 giugno 2013 dal tribunale di Ben Arous a Alaa Eddine Yacoub, alias Weld 15, giovane rapper tunisino. La sua colpa? Aver insultato la polizia nella clip “Bulicia Kleb” (I poliziotti sono dei cani). 

Una clip che sta superando, a questo punto, un milione e mezzo di visualizzazioni. La vicenda non è nuova, perchè già due mesi fa il giovane era stato condannato in contumacia. Dopo lunghe riflessioni e discussioni aveva deciso di presentarsi al processo che quindi è stato ri-fissato al tribunale di Ben Arous, grande comune della banlieue di Tunisi. Weld 15 si è presentato con amici e giornalisti e tutto il gruppo aveva una discreta fiducia nella attenuazione della pena. Ma nel giro di pochi minuti il giudice ha confernato la sentenza e fatto arrestare il rapper in aula. E’ stato portato nella stessa prigione di Mournaghia dove aveva passato l’anno scorso parecchi mesi per uno spinello. Ora Weld 15 ha intrapreso uno sciopero della fame per l’appello. Ma intanto la grande baruffa che si è creata al momento della sentenza al tribunale di Ben Arous produce un’ulteriore coda repressiva.

Lunedì 17 compaiono davanti al giudice di Ben Arous sei rappers e la giornalista franco-tunisina hind Meddeb e non si escludono nuovi arresti. La repressione del rapper anti-poliziesco viene collegata ad altri episodi recenti. Dice Patrizia Mancini, giornalista e blogger della nuova testata Tunisia in Red: “Inevitabile il confronto con le pene inflitte ai partecipanti all’assalto dell’Ambasciata USA del 14 settembre 2012: due anni con beneficio della condizionale e messa in libertà. E’ come se i giudici vivessero in un mondo a parte, in un paese parallelo dove nulla è successo un certo 14 gennaio 2011, un paese dove ancora imperano le leggi del dittatore e un servilismo mentale nei confronti dell’esecutivo che li spinge ad emettere sentenze selettive in funzione di chi si trova alla sbarra”.. Un altro studioso che scrive su Tunisia in Red , Gilbert Naccouche, punta il dito sulla magistratura che non si è rinnovata. “Il potere giudiziario esiste veramente o i giudici sono solo funzionari che cercando di indovinare i desideri dei loro superiori e del potere politico? O peggio ancora giudicano in base a loro pregiudizi e opinioni, invece di applicare la legge? ” Human Rights Watch sta per pubblicare un rapporto che aiuterà i democratici tunisini di ogni tendenza a contrastare il corporativismo autoritario presente nella magistratura e nella polizia.