Mansour Osanloo è l’ex presidente del Sindacato degli autisti pubblici di Teheran. Lo hanno soprannominato il Lech Walesa dell’Iran, ma le sue idee sono sicuramente più radicali.

A causa del suo impegno per i diritti dei lavoratori, Osanloo è stato in carcere dal 2006 al 2011. Lo hanno torturato selvaggiamente. “Nessuno sa dove sei, possiamo ucciderti quando ci pare”, gli dicevano i secondini. Una protesta contro le condizioni detentive gli costò, una volta, sette mesi e 23 giorni di isolamento totale

Per abbattere la sua resistenza, mentre era in carcere se la sono presa con la sua famiglia. Sua moglie è stata insultata e minacciata costantemente al telefono. Una volta è stata convocata direttamente dal procuratore generale Saeed Mortazavi e ha ricevuto ulteriori minacce. Non ha desistito.

Hanno arrestato e torturato suo figlio Puyesh e l’altro, Sahesh, lo hanno espulso dall’università. Si sono accaniti anche contro la moglie di Sahesh, Zoya: l’hanno aggredita e picchiata tre volte e in uno di questi pestaggi ha perso il bambino di cui era incinta.

La solidarietà dei sindacati e le campagne delle organizzazioni per i diritti umani hanno favorito la scarcerazione di Osanloo. Recentemente, ha lasciato l’Iran.

Dall’esilio, alla vigilia delle elezioni, ha parlato di una possibile rivolta. Stavolta, a differenza del 2009, non per contestare i risultati delle elezioni di venerdì: la selezione dei candidati è stata tale da garantire un presidente fedele e leale verso la Guida suprema, l’ayatollah Khamenei.

A votare è andato un popolo sempre più impoverito a causa dell’inettitudine e della corruzione del governo del presidente Ahmadinejad e delle sanzioni internazionali.

Gli operai del settore industriale, gli insegnanti, gli impiegati statali sono stati colpiti duramente, la disoccupazione giovanile cresce, l’inflazione aumenta e i beni di prima necessità scarseggiano.

Lavoratori abituati alla lotta sindacale, ragazze e ragazzi colti e consapevoli dei loro diritti, dice Osanloo, non rimarranno a lungo in silenzio.

Anziché pensare alle avventure militari e inasprire sanzioni che pesano sui cittadini comuni, il combattivo leader sindacale chiede al mondo di appoggiare la lotta per la libertà di parola e di associazione, per difendere la contrattazione collettiva e ottenere migliori condizioni di lavoro.