Basta, il tempo è scaduto. Sul matrimonio gay non si può più discutere, dialogare, cercare un compromesso, ascoltare Chiese di ogni tipo o assecondare gli istinti più bassi di una certa destra omofoba o di baciapile bacchettoni fuori dalla storia.

Non si può tollerare alcun rinvio. Tantomeno compromessi al ribasso. Niente unioni civili o firmette davanti al notaio. È tempo di equal marriage, è tempo di pari diritti per tutti.

Personalmente non sopporto più di vivere in un paese arretrato, senza diritti né dignità. Non tollererò più chi non capisce, chi non vuole capire, e soprattutto chi capisce perfettamente ma tace. Non accetterò sotterfugi, mezze frasi, doppie vite. È tempo di uscire allo scoperto, di chiedere a gran voce quella dignità negata per troppo tempo.

Ieri a Roma decine di migliaia di persone lo hanno fatto con orgoglio, libere di essere chi sono senza dover spiegare niente a nessuno. Lo hanno fatto in una città recentemente liberata da una destra lobotomizzata da vecchi e stantii machismi senza più un senso, una destra lontana dalle altre destre liberali e persino conservatori degli altri paesi dell’Occidente. E lo hanno fatto anche a dispetto di una sinistra pavida, timida, timorosa di urtare sensibilità fasulle che nascondono solo intolleranza e odio nei confronti di chi è diverso dal loro modello integralista e fanatico.

Da oggi in poi, bisognerà testimoniare quotidianamente che tutti gli uomini sono uguali, che tutti hanno diritto di essere felici e persino di sbagliare, che tutti devono potersi sposare, avere figli, persino divorziare e litigare in un’aula di tribunale.

È una questione di banalissima normalità, non c’è niente di eccezionale o di strano in queste sacrosante richieste. E se la classe politica non è pronta, peggio per lei. Mai più discriminazioni omofobiche. Mai più bullismo nelle scuole. Mai più pestaggi e omicidi. La comunità gay di questo paese chiede a gran voce libertà, dignità e diritti. Lo fa memore delle lacrime versate, delle famiglie che non sono riuscite a capire, delle discriminazioni sul posto di lavoro, dell’infelicità che a volte si nasconde in una vita che potrebbe essere perfetta, se solo si accettasse di riconoscere la cosa più umana, naturale e normale del mondo: l’amore.

Matrimonio per tutti. Adesso.