Ormai conosciamo tutti il funzionamento del 5 x mille, meccanismo nato a titolo sperimentale nel 2006 e confermato poi negli anni successivi, che concede a noi cittadini la possibilità di destinare il cinque per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche a favore del finanziamento della vasta galassia di organizzazioni di volontariato e non lucrative di utilità sociale (ONLUS), associazioni sportive dilettantistiche, per il sostegno della ricerca scientifica e dell’università, della ricerca sanitaria, nonché al finanziamento delle attività che tutelano o promuovono i beni culturali e paesaggistici.

E’ un meccanismo di democrazia senza filtri molto ben concepito, che permette alle organizzazioni che ne beneficiano di poter finanziare le attività svolte in favore della collettività e offre ai cittadini un meccanismo di “partecipazione diretta”, in quanto possono decidere su quali settori indirizzare almeno una parte della tasse che pagano.

Tutta questa impalcatura si basa su un presupposto irrinunciabile: la nostra disponibilità a destinare una quota tasse a vantaggio delle persone più bisognose, senza un vantaggio diretto per noi. Non a caso, se andate a vedere la classifica delle organizzazioni che storicamente ricevono più “sottoscrizioni” del cinque per mille, troverete ai primi posti Emergency, Medici Senza Frontiere e Save the Children, tutte organizzazioni che svolgono la parte più rilevante della loro attività a favore di popolazioni dei paesi in cerca di sviluppo. E’ quindi un gesto di altruismo, non condizionato da logiche di ritorno a proprio vantaggio.

O almeno, così dovrebbe essere. Ho notato invece che la campagna “pubblicitaria”, svolta in queste ultime settimane da alcune organizzazioni per invitare i cittadini a devolvere loro il 5 x mille, ha provato a parlare alla pancia della gente giocando, purtroppo, su quell’egoismo del “si salvi chi può” che si sta incancrenendo data la congiuntura attuale. Un noto istituto cardiologico milanese ha lanciato la campagna “5 x me”, agendo sul gioco di parole mille. Il messaggio di base è che dovresti dare i soldi a loro perché fanno ricerca sulle malattie cardiologiche, che magari un domani potrebbero colpire anche te. Quindi il 5 x mille diventa una specie di assicurazione sanitaria per garantirti assistenza e cura di qualità, qualora  un domani ne avessi bisogno. Questo è il caso più eclatante, ma sono varie le organizzazioni che hanno trasmesso questo messaggio.

Confesso che mi sento a disagio. Lavoro in una Fondazione che si occupa principalmente di disabilità e non chiederei mail il 5 per mille a voi sul presupposto che, chissà, un domani potreste trovarvi su una sedia a rotelle e potreste aver bisogno di noi. Non tanto perché lo troverei inelegante, ma perché mi sentirei di tradire lo spirito di questo meccanismo solidaristico. E mi dà angoscia pensare che organizzazioni molto serie, che hanno fatto questa scelta, stiano in un certo senso “approfittando” di un tessuto di coesione sociale in cui l’attenzione verso l’altro è diventata un lusso riservato a pochi.