L’ipotesi è detta sottovoce, appena sussurrata, ma convince: una nuova maggioranza al Senato, grazie alla scissione del Movimento 5 stelle. Così prende corpo la speranza tra i militanti di Occupy Pd, il Movimento di protesta nato all’indomani della bocciatura di Prodi al Quirinale, che sabato si è dato appuntamento a Bologna per il suo secondo raduno nazionale. È la deputata Sandra Zampa, di passaggio all’assemblea per un saluto, a tirare fuori la questione: “Se il Pd trovasse i numeri sufficienti per fare un governo diverso, dovrebbe fermarsi e capire cosa vuole”. 

Del resto i punti di contatto con i parlamentari a 5 stelle ci sono, inutile negarlo, e la possibilità che un’ala del Movimento si stacchi e si trasformi nella stampella del Pd non appare più così remota. Chi frequenta le stanza del Parlamento lo sa: “C’è più malumore nel Movimento di Grillo che nel nostro partito” dice chiaramente Zampa. “Non dimentichiamo poi che su molti temi potremmo trovarci d’accordo con loro”.

Chi nel Pd non ha mai digerito l’alleanza con Il Pdl, comincia a intravedere uno sbocco nella crisi dei 5 stelle. Anche tra i tavoli e i gazebo allestiti dai giovani di Occupy Pd lo scenario di una maggioranza alternativa piace. “Mi fa piacere che si sia aperto un dibattito nel Movimento 5 stelle, era prevedibile” commenta Elly Schlein, una delle anime del movimento. “Potrebbe essere una via d’uscita intelligente in tutta questa faccenda. Noi cerchiamo di aprire il dialogo con forze politiche che, anche se non sono sempre d’accordo con noi, alla fine sono di sicuro ci sono più vicine a noi rispetto a Berlusconi”.

Ma sul tavolo dei giovani democratici non ci sono solo i nuovi equilibri che si stanno formando a Roma. Parola d’ordine è aprire le porte. “In questo momento non ha senso chiudersi ai soli iscritti. Il partito deve capirlo”. Qualcuno azzarda anche dei nomi: “Il ticket Civati-Barca sarebbe una bomba”, dice senza mezzi termini D’Agostino. Ma “il nostro non sarà il candidato di una corrente o messo lì da qualcuno o dietro cui si nascondono i 101 che hanno tradito Prodi” ci tiene a puntualizzare Schlein.

Non vogliono essere tagliati fuori, ancora una volta. E per questo lanciano un ultimatum a Epifani: “Fateci partecipare alla definizione della regole per il congresso“. A pochi giorni dalla partenza dei lavori della commissione che definirà regole e metodi del prossimo congresso del Pd, la prima grana da risolvere per la segretaria del partito, arriva da Occupy Pd, il movimento di protesta che questo fine settimana si è dato appuntamento a Bologna per il secondo raduno nazionale, dopo quello di Prato. Un centinaio di militanti, quasi tutti giovanissimi, si sono riuniti in pieno centro storico per discutere le prossime mosse, e sopratutto per definire una proposta chiara da presentare ai vertici, in modo che la loro voce non si esaurisca in un semplice sfogatoio. E così alla fine di una giornata di gazebo e tavoli di confronto, ecco che si arriva al nodo della questione: le regole del prossimo congresso.

Lunedì infatti partirà il cammino della Commissione che dovrà elaborare i criteri dell’appuntamento che dovrebbe cambiare il volto del Pd e decidere il successore di Epifani. Un percorso che però si preannuncia pieno di ostacoli. A partire dai giovani militanti, che sul tavolo pongono delle richieste ben precise.”Chiediamo alla segreteria di ammettere una delegazione di nostri rappresentanti” mette in chiaro Lorenzo D’Agostino, uno degli organizzatori dell’incontro. Il punto è “evitare che si ceda ai classici meccanismi di correnti, che finora hanno guidato il partito”. Necessario, secondo i militanti di Occupy, è vigilare: “Il congresso deve essere aperto, un reale momento di partecipazione”.

La giornata di Occupy Pd però non si chiude oggi. Domenica i militanti andranno a bussare alla porta di Prodi, per consegnargli una maglietta con tutte le firme dei partecipanti all’assemblea. Un attestato di stima che porta con sé un messaggio preciso: “Noi siamo più di quei 101 che gli hanno voltato le spalle”.