Il convincimento dei mercati è parola d’ordine per l’Eurozona. C’è bisogno di quella credibilità capace di assicurare la fiducia di entità quasi immaginarie che noi definiamo “mercati”, che il più delle volte restano oscure o ignorate dai media. Perché poi in definitiva bisogna domandarsi chi sono questi fantomatici “esseri soprannaturali”, ai quali dobbiamo infondere fiducia e serenità per far sì che il nostro Spread non subisca improvvisi sbalzi di umore.

Di regola i mercati, si configurano con le grandi imprese multinazionali, in primis banche e compagnie assicurative, le quali valutano, o meglio dovrebbero valutare il reale andamento dell’economia del Paese in questione, per poi decretarne l’acquisto di titoli con il quale finanziare il debito.

Allora a tal proposito, sfogliando “Il Sole 24 ore” di oggi, si può notare un qualcosa di assai improprio, messo in evidenza dal quotidiano della Confindustria, dal quale si possono trarre alcune considerazioni importanti. In questi giorni si è tenuto un meeting nazionale del colosso delle assicurazioni Allianz a Milano, nel quale Oliver Baete (membro del board) ha spiegato come la compagnia di Monaco abbia apportato un aiuto assai considerevole all’Italia, in un momento particolarmente critico come quello vissuto a fine 2011: “Noi supportiamo lo Stato italiano acquistando titoli di Stato, e lo abbiamo fatto nella fase più critica per l’Italia, nell’ultimo trimestre del 2011 e nella prima parte del 2012, quando altri gruppi stranieri tagliavano l’esposizione in Btp”. Oggi però il primo assicuratore al mondo per capitalizzazione di Borsa, con 1900 miliardi di euro di asset in gestione, sta rivedendo le proprie posizioni in Italia: “Non abbiamo alcun dubbio sulla solvibilità dell’Italia” spiega Baete ma “il ritorno dell’investimento si è abbassato troppo, a nostro giudizio non è più adeguato”.

Ora quindi, secondo Baete, l’Italia non è più adeguata, ma non perché l’investimento presenta tassi di rischio elevati, semplicemente perché per l’azienda non risulta abbastanza profittevole. Allianz ha sempre detenuto un portafoglio di investimenti in Btp abbastanza cospicuo, 23 miliardi nel 2008 e 29,8 miliardi nel 2012 (non è un caso se il legame si rafforza nel momento di maggiore difficoltà per l’economia italiana, in particolare quando i tassi di interesse superavano il 5%). L’esposizione sull’Italia, sarà ridotta come affermato dai vertici della compagnia, la quale ha già diminuito i propri investimenti di mezzo miliardo e non è intenzionata a reinvestire in toto i 29.3 miliardi rimanenti, che andranno in scadenza da qui a pochi mesi. Tutto questo perché “l’Italia non è più adeguata”, non è più Paese a rischio default, e il suo spread a 250 punti base, non è un’attrattiva soddisfacente per i “nostri cari mercati”.

Non è da escludere una turbolenza dello spread fra qualche mese e qualche malizioso la interpreterà come il segno che qualche colosso sta spostando i propri investimenti da qualche altra parte, tutte sciocchezze, se ciò accadrà sarà semplicemente l’assenza di fiducia ed il malumore dei mercati, i quali non vedono gonfiarsi la pancia di lauti interessi, degni delle annate migliori.