Spesso mi capita di leggere tra i commenti dei lettori del mio blog osservazioni ironiche o sarcastiche o anche più severamente critiche sul mio lavoro di storico della televisione, considerato come una stravaganza, un’assurdità, una perdita di tempo. Ma ci sono volte in cui la possibilità di seguire con attenzione le vicende televisive, di cercare di interpretarne il senso collocandole nel tempo (la storia è questo) si rivela tutt’altro che un banale passatempo. Molti per esempio avranno dimenticato uno spot di pubblicità istituzionale che passava sulle reti televisive italiane, parecchi anni fa. Io no: vi si vedevano persone eleganti e gioiose che, impegnate in uno shopping intenso, si scambiavano felicitazioni e ringraziamenti. “Grazie!, grazie!, grazie!”, esclamavano felici. Grazie di che? si poteva chiedere qualcuno. Ma la risposta era implicita: grazie di comprare e comprando di contribuire allo sviluppo dei consumi e con i consumi alla produzione e con la produzione all’occupazione e al benessere e via discorrendo. Erano i tempi in cui molti – non tutti – ma molti credevano alle balle del berlusconismo rampante, al milione di posti di lavoro, al nuovo miracolo italiano, al meno tasse e più sviluppo, al mercato che risolve i problemi. E chi metteva in dubbio quel pensiero, osservando che su quella strada senza regole, senza un progetto, senza un’idea di società e di giustizia sociale non si andava da nessuna parte, anzi si poteva naufragare, era considerato un pianificatore stalinista.

Ecco, ho pensato proprio a quello spot ieri leggendo delle polemiche dei commercianti di fronte all’ipotesi di non congelamento dell’Iva, dei loro pianti, delle loro rabbie, dei fischi al ministro. E se volete un consiglio da uno che perde il suo tempo a guardare la tv, sarebbe utile se tutti, governo e commercianti, fischiati e fischiatori andassero a rivedersi quello spot e magari avessero il coraggio di mostrarlo a qualche assemblea della Confcommercio. Forse si potrebbe capire come e perché siamo arrivati a questo punto e anche a chi dobbiamo dire grazie! grazie! grazie!