Tanti anni fa ero una studentessa universitaria. Avevo sogni e voglia di imparare, e la convinzione che un giorno avrei trovato il mio posto, avrei fatto la differenza, sarei stata determinante.
Studiai, mi insegnarono tante cose. A lezione di storia, il corso monografico che seguivo riguardava la figura del Re, il suo senso, la sua nascita, il suo perché. Ricordo una frase: il Re è morto, viva il Re.
Quando un monarca muore, non importa davvero: perché sopravvive ciò che egli rappresenta, il suo diritto divino.
Ora viviamo in democrazia: il Re è Morto. Quando è morto il Re, è nata l’Italia.

E cosa succederebbe, se l’Italia morisse? Il pericolo lo corre: i giovani non hanno lavoro, le imprese chiudono, i campi marciscono, il paesaggio soffoca, i beni culturali cadono in rovina.
Ma può morire l’Italia? Se muore il simulacro di ciò che è, non muore la sua Idea.
L’Italia è viva: se lo vogliamo, se la sogniamo, se ci crediamo ancora. Io non ho più altro che questo: la fede. La fede in un’Idea.

E, con commozione, la vedo rispecchiata negli occhi di tanta gente. Non negli occhi di chi mi governa: gente gretta, sterile, vuota, che pensa solo al suo interesse egoistico e non all’Italia.
Non credo in questo governo; non credo in quelli che vorrebbero rappresentarmi, in quelli che mi vorrebbero schierata in questo o quel partito.
Credo che c’è un partito dell’anima: Dante lo avrebbe chiamato della gente “dal cor gentile”.

 

Io sento, pur non avendo nulla, né un lavoro, né una casa, né la possibilità di avere una famiglia, di non essere sola.
Siamo tanti a ricordarci dell’Italia: loro, gli altri, non sono di più, loro che la stanno distruggendo, loro che non la vogliono salvare.
Solo che noi non abbiamo voce, non un’insegna sotto cui riunirci, e lottare.
Ma questo giornale per me è questo: io leggo qui dentro la mia rabbia, la mia frustrazione, il mio dolore. Ma qui leggo che non sono sentimenti sterili o distruttivi: diventano voglia di fare e cambiare.
Il sogno non è che l’inizio: al sogno segue l’azione.

Facciamo?
Ce la riprendiamo l’Italia?

Cristina Marziali

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