Affinché le percezioni che riguardano la realtà esterna possano essere condivise, vengono organizziate le organizzano in concetti in grado di veicolare un significato comune. Questi possono essere definiti come “categorie epistemiche”o “domini descrittivi equivalenti”, (gruppi di elementi che condividono qualità e attributi).

Nel post precedente abbiamo parlato della nascita del concetto di decrescita e, nella fattispecie, del fatto che esso si riferisca molto più all’ambito termodinamico che a quello economico.

Tuttavia, il sistema economico, che abbiamo anche definito metabolismo sociale, non può essere considerato a se stante, una sorta di figura ideale, ma è inserito nell’ambiente terrestre che, si sa, non è infinito o immateriale.

Qui si inserisce un altro concetto che è strettamente connesso a quello di decrescita, quello della “sostenibilità” di quel sistema estremamente complesso costituito dalle innumerevoli interazioni tra il metabolismo suddetto e l’ecosistema planetario, che è materia assai difficile da analizzare, visto che: “Un sistema complesso è un sistema che ci consente di distinguere diversi sotto-sistemi (determinati dalla scelta di considerare soltanto un determinato assieme di qualità/proprietà) che sono individuati dalle modalità con le quali quale decidiamo di interagire col sistema”*

Se la parcellizzazione dei saperi e delle competenze (specializzazione) ha condotto ad uno straordinario sviluppo nelle singole discipline, questo non è tuttavia, privo di importanti effetti collaterali. “L’economia ha un proprio linguaggio, propri strumenti epistemici, un proprio quadro di riferimento. Così avviene per le scienze che studiano l’ecosistema terrestre (Fisica, biologia, climatologia, geochimica). Il risultato è che, ogni disciplina riesce a cogliere solo un aspetto particolare del tutto, si tratta quindi di “domini descrittivi non equivalenti” .

Questo concetto, apparentemente oscuro, diviene più semplice se si considera la differenza tra un chilo di patate e un chilo di diamanti. Per la fisica le quantità sono identiche, in quanto un chilo è sempre un chilo; ma per l’economia la differenza è enorme, poiché è determinata dai rispettivi valori di scambio. Altrettanto grande sarà per la chimica o per la biologia.

I modelli sono in grado, per propria natura, di considerare solo una parte della realtà (in genere quella parte che interessa l’osservatore specifico), è quindi scontato che, quando vengono osservati differenti aspetti, vi siano differenti descrizioni per lo stesso sistema. Inoltre i sistemi adattativi complessi si evolvono nel tempo, pertanto è necessario aggiornarne continuamente le descrizioni.**

Consideriamo, ad esempio, le diverse definizioni della causa di morte di una persona affetta da neoplasia polmonare, utilizzando differenti orizzonti temporali.

Nel caso di un orizzonte temporale molto breve (minuti o ore), la causa di morte sarà definita come “arresto cardiaco terminale”, il contesto sarà quello dell’ unità di terapia intensiva e rianimazione, e le azioni saranno rivolte alla massima efficienza nel breve tempo (procedure rianimatorie)

Se l’orizzonte temporale è un po’ più lungo (mesi o anni), si analizzerà la malattia da cui il paziente è affetto, in questo caso una neoplasia polmonare, e si cercherà la terapia migliore secondo lo stato dell’arte della scienza medica.

Se l’orizzonte temporale è ancora più ampio (decenni), si indagherà più approfonditamente sul “perché”. In questo caso il contesto è quello della ricerca scientifica ed epidemiologica. L’ambito di azione sarà quello politico/amministrativo, ad esempio, verranno intraprese campagne per ridurre il fumo di sigaretta, l’inquinamento cittadino, ecc.

Quando l’orizzonte temporale diventa estremamente lungo, la spiegazione diventa molto più sfumata ed entrano in gioco considerazioni che riguardano gli stili di vita e la sostenibilità del modello economico-sociale ( perché la gente fuma, perché vi è l’inquinamento cittadino,  ecc). In questo caso la discussione si sposta nel campo filosofico, epistemologico ed economico.

Quindi, anche per un evento apparentemente semplice, esistono contesti di analisi, di azione e di spiegazione molto diversi. Per questo motivo l’analisi della sostenibilità di un sistema complesso è così difficile: nessuna singola disciplina è adeguata per farlo e qualsiasi modello, anche se validato da precedenti storici, non può essere adeguato per predire scenari futuri.

Il resto alla prossima puntata.

Per la bibliografia, si può consultare il blog Il velo di Maya

 


* R. Rosen, Complexity as a system property, Int. J. Gen. Syst, 3, 1977

** S. Salthe, Development and Evolution: complexity and change in biology, MIT Prss, Cambridge, Ma, 1993

*** Esempio tratto da: M. Giampietro, Multi-scale integrated analysis of agroecosystems, CRC Press, Boca Raton, Fl 2004