Se ne sono accorti pure loro, gli osservatori stranieri più attenti e più critici della politica italiana. Aspettando The Economist, si fa avanti il Financial Times. Non che fosse difficile rendersene conto: il premier Letta e il suo governo sono effetti da “letargia” ed hanno fatto ben poco, finora, per rimettere in moto l’economia. Per agire, il premier –sostiene l’FT- dovrebbe rinnegare la sua “trilogia impossibile”: tagliare le tasse, aumentare le spese, rispettare i limiti di deficit fissati dall’Ue.

Per governare, ammonisce il quotidiano della City, bisogna talvolta fare scelte difficili: accontentare tutti, facendo tutto e il contrario di tutto, non è possibile, è la morale dell’editoriale dell’FT, conscio che l’esperienza Monti mostra come “le riforme non sempre paghino in termini di consenso”.

Invece, la scuola di Letta appare piuttosto quella dorotea di accontentare tutti non facendo (quasi) nulla. Eppure, i risultati delle amministrative dello scorso weekend potrebbero indurlo a passare all’azione, perché –osserva l’FT- “l’ondata di delirante populismo giunta in Italia con le elezioni politiche sembra essere diminuita”.

Nell’analisi del voto, la stampa estera, tra ieri e oggi, è piuttosto monocorde, allineata sui commenti politici italiani: Mr B e Grillo i grandi sconfitti –“gli incantatori vittime delle elezioni locali”, scrive la Reuters-; il Pd vince, ma “resta convalescente” (Le Monde); e il cappotto di sindaci subito dal Pdl nei capoluoghi di provincia rende meno probabile che il Cavaliere decida ora di staccare la spina alla coalizione.

La stampa americana che talora non coglie le alchimie italiane calca i toni rispetto a quella europea: la vittoria del centrosinistra alle comunali è, per il Wall Street Journal, “una dimostrazione di forza che promette bene per la stabilità del governo nazionale”; e Letta, scrive il Washington Post, si gode la spinta di cui aveva bisogno per portare avanti la sua “fragile coalizione”.

Con maggiore distacco, l’FT sostiene che gli italiani s’aspettano risposte alla crisi economica e paiono per ora disposti a “dare a Letta e al governo il beneficio del dubbio”. Eppure, l’economia non solo non si riprende, ma ha addirittura subito una flessione nel primo trimestre 2013 e le previsioni di miglioramento nella seconda metà di quest’anno “sembrano sempre più improbabili”. Bisognerebbe fare qualcosa, uscire dalla “letargia”. Qualcuno svegli il premier e il governo.