Come si realizza una truffa nel settore della protesica per disabili? Lo racconta a ilfattoquotidiano.it l’ex senatore Idv, Giuseppe Caforio, venditore e fornitore di ausili e protesi per disabili.“Partiamo da una premessa: i prezzi degli ausili e delle protesi risalgono al 1999 e di fatto – a parte un aumento del 9 per cento – è come se ragionassimo ancora in lire. Il passaggio all’euro ha innalzato il costo della vita in ogni settore: nel nostro – almeno quando ci rivolgiamo al servizio sanitario – no. È aumentato il costo del lavoro, è aumentato il costo delle materie prime, dei singoli componenti delle protesi: dal 1999 a oggi, nel mio settore, le spese sono aumentate mentre i guadagni, con il servizio pubblico, sono rimasti gli stessi. E quindi: è come se lo Stato ci dicesse: se vuoi che la tua azienda resti in piedi, devi truffare. E il nomenclatore tariffario (il documento-elenco del ministero della Salute di protesi e ausili ndr), tra le pieghe, ha tanti modi per truffare. Non è certo il mio caso, ma tanti per sopravvivere, o perché sono disonesti, lo fanno”. In che modo? “Semplice: “Quando si fa un preventivo – spiega Caforio -, da un parte c’è il codice che prevede la protesi “x”, alla quale, per renderla funzionale, sono però necessari vari aggiuntivi. E così, a seconda delle esigenze del paziente, nelle alchimie di quel preventivo si annidano le varie corruzioni. Diciamo che la protesi “x” è quella standard. Immaginate una protesi rigida: magari serve che sia pieghevole. E allora ci vuole un’articolazione del ginocchio. A noi, quel componente, può costare dai 200 euro ai 30mila euro. Ci sono stati casi – le assicuro – in cui sono stati preventivati, per la stessa protesi, ben 3 ginocchi. Ma in una protesi ci va un ginocchio solo”. Soluzioni? “L’aggiornamento del Nomenclatore tariffario con marca, modello e prezzo preciso sarebbe un antidoto a questo modo di agire”. Non solo quello però: è fondamentale il controllo delle Asl  di Antonio Massari e David Perluigi, montaggio e grafica Gisella Ruccia