Si chiama ‘Nomenclatore tariffario per protesi e ausili‘: un documento-elenco del ministero della Salute di centinaia di pagine, una lunga lista di codici e prezzi, insomma un prontuario. Elenca quali strumenti – dalle carrozzine alle stampelle, passando per ginocchi artificiali e protesi di ogni tipo – ciascun disabile può (e deve) ottenere gratuitamente dallo Stato. Ma il ‘Nomenclatore tariffario’ è diventato uno scandalo lungo 14 anni. E destinato a durare di più. Il documento-elenco è stato varato nel 1999. Doveva essere provvisorio e invece è vigente da ben 14 anni: non è mai stato aggiornato. Revisionabile ogni due anni, per legge. Da 14 anni, i prezzi, sono rimasti sostanzialmente gli stessi. Di fatto producendo delle illegittimità e delle speculazioni su una buona parte di ausili e protesi legalizzate. Seconda anomalia: il nomenclatore prevede solo codici e caratteristiche. Il rivenditore può darti qualsiasi prodotto, che abbia le caratteristiche previste dal codice, alla tariffa prevista dal “prontuario”. Non si fattura alla Asl modello e marca, ma solo un codice. Così le carrozzine pieghevoli (l’ausilio di massa più venduto) al cittadino privato in negozio possono costare 150 euro circa, alle Asl 420 euro. Per non parlare della serie di ausili e protesi ormai inadeguate, obsolete. “Noi la riforma del nomenclatore l’avevamo fatta”, dice l’ex ministro della Salute Livia Turco (Pd – in carica fino al 2008 con il governo Prodi ndr). “Poi il governo Berlusconi l’ha annullato. L’ha revocato. Sosteneva che costava troppo. Non era un decreto che faceva risparmiare: prevedeva una serie di ausili dei quali i disabili sono privi”. Ma la Turco aggiunge altro: “Fu un tavolo di lavoro straordinario: lavorammo anche con i produttori e le associazioni dei disabili. Certo, c’era chi ostacolava, come il senatore di centrosinistra dell’Idv, Giuseppe Caforio: ci ha discretamente ostacolato. Remava contro”. Caforio, pugliese, è anche un grosso rivenditore di ausili e protesi. Il governo Prodi in Senato si reggeva su una manciatina di voti. Anche secondo un altro ex senatore, Alberto Tedesco (ex Pd e toccato da diverse inchieste sulla sanità pugliese), anche lui produttore di ausili e protesi, c’erano pressioni per far cadere il governo Prodi se avesse approvato in modo defintivo la riforma del Nomenclatore. L’ex senatore Caforio dal canto suo risponde: “State parlando con uno che ha rifiutato 5 milioni di euro per passare con il centrodestra di Berlusconi. Si figuri se andavo a ricattare Prodi”. E precisa: “Non ho mai creduto che la Turco volesse riformare il nomenclatore – afferma l’ex Idv -. Altrimenti sarebbe andata in porto”  di Antonio Massari e David Perluigi, montaggio e grafica di Gisella Ruccia