Sui mercati finanziari, come nei rapporti umani, ci vuole tempo per costruire fiducia, ma basta un attimo per distruggerla. I ricorsi di cittadini tedeschi alla Corte costituzionale di Karlsruhe rischiano di distruggere quella tregua che regna sui mercati dal 6 settembre 2012, quando Mario Draghi impegnò la Banca centrale europea a fare “whatever it takes”, tutto il necessario, per salvare l’euro.

I ricorrenti sostengono che la promessa di acquisti illimitati di titoli di Stato per i Paesi che ne facciano richiesta al fondo Salva Stati Ems, firmando in cambio pesanti impegni alle riforme, sia illegittima: la Bce dovrebbe limitarsi a tenere bassi i prezzi invece di salvare gli Stati senza credito sul mercato, cosa espressamente vietata dallo statuto, mettendo così a rischio i risparmi dei laboriosi e virtuosi cittadini tedeschi.

Una posizione egoista e stupida. Egoista perché l’annuncio di Draghi ha penalizzato molto poco la Germania, il tasso di interesse sul debito tedesco a 10 anni è all’1,61 per cento contro l’1,32 per cento di settembre 2012.

Nello stesso periodo quello sui titoli decennali italiani è passato da circa il 5,5 per cento al 4,4 di oggi. Loro ci hanno rimesso poco, noi ci abbiamo guadagnato tanto. Rimettere in discussione il programma OMT di acquisti illimitati può spaventare gli investitori facendoli spostare di nuovo dal debito italiano (o spagnolo) a quello tedesco, con piccoli benefici per Berlino e grossi disastri per noi. Ma questi ricorsi sono anche stupidi: l’approccio tedesco è quello di fissare in anticipo gli impegni massimi per gli interventi di emergenza, linea perdente in mercati finanziari che possono muovere masse enormi di denaro.
La speculazione (o volatilità, chiamatela come vi pare) si placa solo di fronte al bazooka della Bce. Per colpa della geniale rigidità tedesca, nel solo 2012 l’indebitata Italia ha fornito aiuti alla zona euro per 29,5 miliardi, in parte come prestito al fondo salva Stati Efsf e in parte come capitale conferito al nuovo fondo Esm. Soldi che sarebbero stati completamente buttati, come quelli impiegati negli anni precedenti, senza l’impegno di Draghi. Che non è costato un centesimo, perché ha chiarito che l’euro per la Bce era irreversibile e quindi era inutile provare a speculare sulla sua fine.
Se il risultato del processo alla Bce a Karlsruhe sarà di fissare dettagli e limiti (vincolanti solo per i tedeschi, non per la Bce, almeno finché non lo dirà eventualmente la Corte di giustizia) al programma OMT, il rischio è che si torni nella situazione precedente. Quella in cui le risorse sono limitate e quindi gli speculatori devono soltanto caricare con la giusta dose di miliardi i loro fondi per sfasciare tutto. La Germania ha causato tanti danni nella gestione della crisi del debito sovrano cominciato nel 2009, ma questo sarebbe forse il più grave (insieme alla devastazione della Grecia). Perfino Angela Merkel ne è consapevole, speriamo lo siano anche i giudici.

@stefanofeltri

Il Fatto Quotidiano, 12 Giugno 2013