Continuare a negare in modo arbitrario e protervo la cittadinanza a persone che in Italia sono nate o vi hanno trascorso periodi importanti per la propria formazione scolastica e personale, non costituisce solo un’inutile crudeltà, finalizzata esclusivamente a compiacere le forze politiche apertamente o larvatamente razziste di cui è costellato il nostro Paese.

Un tale atteggiamento non è solo disumano e contrario a elementari principi giuridici, ma concorre ad alimentare l’estraniazione dalla società e dalla politica che, come si è visto alle ultime elezioni e può sentirsi in ogni momento nelle nostre città, sta dilagando nell’insieme della popolazione. Di più, rappresenta un contributo formidabile all’illegalità diffusa, non consentendo la coincidenza fra la situazione di fatto di centinaia oramai di persone che vivono praticamente dalla nascita in Italia e il loro status giuridico.

Tremenda e inquietante la baggianata pronunciata al riguardo da Beppe Grillo, fortunatamente con l’opposizione di buona parte del Movimento Cinque Stelle, e che cioè sulla questione  dello jus soli dovrebbe pronunciarsi un referendum. Di quando in quando è pensabile ricorrere a un tale strumento per stabilire chi deve essere destinatario di diritti fondamentali come quelli che originano dallo status di cittadinanza e chi invece no? Quasi che la Repubblica Italiana fosse un circolo ad ammissione riservata, con diritto di veto dei precedenti membri, e non già una società nel cui ambito si danno processi di integrazione e meticciato basati sulla realtà dei fatti. Processi di multiculturalità dialogica e di solidarietà economica e sociale che sono l’unica strada per convivere e prosperare tranquillamente nell’attuale contesto globale e nazionale.

Ma il comico che, in questo caso, non fa ridere e neanche dà un contributo minimamente positivo al dibattito in merito, non è certo solo. Baggianate sullo jus soli le ha pronunciate ad esempio anche il presidente piddino del Senato Grasso, paventando nientemeno che l’arrembaggio di madri disperate da ogni parte del mondo, disposte a tutto pur di far nascere i propri figli sul sacro suolo italiano ed usurpando così uno status di cittadinanza cui non avrebbero diritto. C’è davvero da augurarsi che il pensiero del presidente del Senato, come spesso accade, sia stato distorto da qualche cronista infedele. Sarebbe altrimenti imbarazzare dover ascoltare la formulazione di ipotesi del genere da parte di un uomo di legge, per di più investito di responsabilità istituzionali così alte.

Proviamo comunque a tranquillizzare chiunque nutra simili paure, informandolo che il disegno di legge che dovrebbe essere al più presto approvato dal Parlamento  si limita a prevedere due ipotesi aggiuntive di cittadinanza rispetto a quelle già esistenti e cioè che possa divenire cittadino italiano “Chi è nato nel territorio della Repubblica da genitori stranieri di cui almeno uno sia legalmente soggiornante in Italia da almeno un anno,” ovvero “Chi è nato nel territorio della Repubblica da genitori stranieri di cui almeno uno sia  nato in Italia.” Troppo ardito per i nostri codini annidati un po’ in tutti gli schieramenti? Pazienza. Da che tempo è tempo la storia non la fanno i reazionari e tantomeno i razzisti. Questi ultimi possono fare danni e commettere crimini, ma al massimo ritardano un’evoluzione storica che è nelle cose e quindi ineluttabile. 

Come ho avuto modo di scrivere concludendo l’introduzione al mio recente libro “Immigrazione, asilo e cittadinanza universale”, Editoriale scientifica 2013, con contributi miei e di Eva Garau, Roberta Medda-Windischer, Simona La Rocca, Valentina Noviello, Vincenzo Carbone, Maurizia Russo Spena, Francesca Biondi Dal Monte, Francesca Maria Dagnino, Mauro Tavella, Ugo Villani, Silvana Moscatelli, Andrea Crescenzi, Rachele Cera, Laura Ronchetti, Giorgia Ficorilli, Olga Micolitti, Claire Rodier, “il tema dell’immigrazione acquisisce oggi un’importanza davvero centrale e strategica, specie per un Paese di frontiera come il nostro, cui spetta minimizzare gli svantaggi e massimizzare i vantaggi che ne può ricavare. Certo è che su un tema del genere, come del resto su altri, si avverte una forte discrasia fra società civile e sistema politico, attestata fra l’altro dal forte ritardo legislativo con cui lo si affronta. E’ invece necessario, e su questo snodo si avverte l’esigenza di un input scientifico forte e consapevole, trasformare in senso interculturale l’ordinamento italiano, appunto per garantire i diritti dei migranti i quali, se rettamente intesi e praticati, non sono affatto in contraddizione con quelli del resto della popolazione, popolazione della quale del resto essi si avviano a costituire, per effetto delle dinamiche rilevate, una parte crescente”.

La concessione della cittadinanza alle seconde generazioni anche in Italia, senza problemi e cavilli, deve diventare parte integrante di questo sforzo. Ce la farà questo Parlamento a deliberare in merito?

P.S. Siete tutte e tutti (troll compresi) invitate/i alla presentazione del libro citato, che faremo domani alla Fondazione Basso in via della Dogana Vecchia 5, a Roma, ore 16.30.