I recenti focolai di influenza aviaria da H7N9 e di MERS CoV (la nuova SARS) verificatisi in Cina e Medio Oriente rispettivamente, hanno riscosso un certo interesse nella stampa e destato un moderato allarme nell’opinione pubblica e soprattutto nei viaggiatori diretti in quelle destinazioni.

Ma l’interesse e l’allarme sono proporzionati alle reali dimensioni della minaccia? Cioè, in altre parole dobbiamo aspettarci che questi focolai possano sconfinare dai limiti geografici e diventare delle pandemie? E attraverso quali meccanismi un virus può divenire il protagonista di una pandemia? Un pandemia è un’epidemia la cui diffusione interessa più aree geografiche del mondo, con un alto numero di casi gravi ed una mortalità elevata.

Come sottolineano Morens, Taubenberger e Fauci sul New England Journal of Medicine i virus nel loro cammino evolutivo spesso si trovano di fronte ad un bivio. Se deviare verso una virulenza spiccata oppure proseguire nella propria “innocente” esistenza.

Il discorso si ricollega più direttamente alla Influenza aviaria, che alla MERS CoV, però le analogie con la storia naturale di questa e di altre infezioni sono evidenti. In concreto il virus dell’influenza aviaria, per poter effettuare il salto di specie dagli uccelli all’uomo, e successivamente manifestare la capacità di divenire “pandemico” dovrebbe in teoria essere associato a mutazioni dell’emoagglutinina (HA), che è il recettore che si lega alle cellule epiteliali umane, e della polimerasi, al fine di garantire una più efficiente replicazione nelle cellule umane.

In realtà manca una ferma evidenza scientifica per tale cammino lineare e ben definito. Dal 1918 è stata documentata la nascita di quattro virus pandemici, ma gli scienziati non hanno trovato nessuna evidenza in questi virus di un meccanismo mutazionale diretto del tipo descritto. Mentre per converso, molti virus aviari hanno infettato gli esseri umani e rapidamente sviluppato tali mutazioni senza dar luogo a pandemia.

La domanda cruciale ma al momento senza risposta è se tutti i virus dell’influenza aviaria sono potenzialmente capaci di infettare gli esseri umani, potendo acquisire mutazioni seriali generatrici di pandemia, senza essere limitati da vincoli evolutivi strutturali o funzionali, o se i virus pandemici sono entità rare le cui complesse costellazioni genetiche sono molto difficili a realizzarsi, se non attraverso rari e ancora oscuri meccanismi.

Quello che sappiamo è che gli esseri umani, che possono essere facilmente infettati con virus dell’influenza aviaria A in sede sperimentale, sono naturalmente e ripetutamente esposti a e spesso infettati da molti di questi virus aviari senza che si generino pandemie, come evidenziato da molteplici focolai e cluster di casi, nonché dalle ricerche sieroepidemiologiche.

Se l’esposizione potenziale al rischio allora è così alta, l’adattamento del virus alla specie umana in modo pieno e la possibilità di generazione di un pandemia risederebbe nella altamente improbabile contemporanea manifestazione di una costellazione di mutazioni che dovrebbero risultare ben in equilibrio fra loro e mutuamente cooperanti a favorire le caratteristiche di virulenza e di riproduzione del virus.

In realtà sappiamo che le combinazioni antigeniche che hanno storicamente, negli ultimi 100 anni, dato luogo a pandemie sono ben definite: H1N1, H2N2, H3N2. Ciò ci suggerisce che le pandemie influenzali potrebbero verificarsi solamente in coincidenza di una ciclicità di H1, H2 e H3. E che tale ciclicità è determinata dallo stato di immunità o meno dei diversi strati di popolazione: le nuove generazioni che non hanno avuto contatto con il virus mutato, mancano di immunità specifica diretta contro l’HA (emagglutinina).

Ma allora, per tornare alla domanda iniziale: se pochi o nessuno dei milioni di virus che continuamente infettano gli esseri umani riescono a causare delle pandemie, come nascono le pandemie? I virus pandemici provengono dal virus della pandemia del 1918. Sfortunatamente non conosciamo ancora l’origine del virus del 1918, e le analisi filogenetiche e delle sequenze indirizzate a individuarla sono controverse. E’ probabile che qualche sorta di virus correlato circolasse già dal diciannovesimo secolo.