Irek riparte dal jazz e dal suo rock, pronta a un’estate in giro per l’Italia intrecciando altri due progetti, “Cinecittà” e “Come non mi hai visto mai”, alla fortunata collaborazione con Stefano Bollani. Già dodici le date fissate (le prime: il 29 giugno ad Aosta, l’11 luglio a Recanati, il 13 luglio a Napoli, il 16 luglio ad Asti, il 19 luglio con Bollani a Fiesole). Ma, prima di questi appuntamenti, Irene Grandi non mancherà, domenica 9 giugno, al concertone della festa de Il Fatto Quotidiano al Fuori Orario, Taneto di Gattatico, provincia di Reggio Emilia (qui il programma). La serata sarà dedicata a don Andrea Gallo, morto a Genova il 22 maggio, e il ricavato devoluto alla Comunità San Benedetto al porto di Genova, rimasta orfana di cure e attenzioni del suo prete “marciapiede”. E Irene Grandi porterà sul palco tutta la sua energia: “Don Gallo ha fatto la differenza, un alternativo vero, sono fiera di cantare per lui”.

Quanto è cambiata Irene Grandi dall’Irek di “Un motivo maledetto” del 1993?
Alcune cose non cambiano mai. Sono diventata una donna, ho meno inquietudine e insicurezza di chi è alla ricerca di qualcosa. E ho fatto pace con il mondo femminile, anzi una collaborazione artistica importante con una collega donna è una cosa che adesso sento mancare, dovrò rimediare al più presto.

Il tuo ultimo album, invece, quello col maestro Stefano Bollani, è una bizzarria musicale che va dalla “Pappa al pomodoro” ai Radiohead, a Caetano Veloso.
Io e Stefano siamo stati presuntuosi, perché il filo conduttore del disco è la nostra amicizia. Ne è nato un disco libero, una dimostrazione vera di libertà artistica assoluta. Ed è stato compreso, è piaciuta la voglia di farci vedere come siamo. Lui ha fatto molti passi verso di me e io altrettanti verso di lui per realizzare questo lavoro.

Quindi jazz, blues, pop, ma è ancora possibile definire Irek la regina del rock italiano?
Il rock lo ribadisco nel tour estivo che sto per cominciare. Sarà proprio una rivisitazione in chiave rock-blues del mio repertorio.

Bollani a parte, hai collaborato con i migliori della musica italiana: Edoardo Bennato, Pino Daniele, Giovanni Bianconi dei Baustelle, Jovanotti, Vasco, Paolo Benvegnù… Montata la testa a un certo punto?
Spero di no! Un grande onore aver avuto queste collaborazioni, una grandissima gioia, perché non ho mai amato stare troppo a lungo chiusa nel mio mondo a scrivere e pensare. Per me la musica è condivisione, la mia vita artistica è fatta di collaborazioni. A parte i grandi artisti che hai citato, ogni dettaglio è pensato con altri, a partire dai vestiti con “a piedi nudi nel parco” di Firenze.

Firenze appunto, quanto è importante la città nella tua musica?
Adesso finalmente me la sto godendo, la sto vivendo: la mia nuova band è composta solo da fiorentini per la prima volta. Tra loro Saverio Lanza, che ha spesso collaborato con Cristina Donà, una collega con la quale farei volentieri qualcosa insieme. Comunque in Firenze mi riconosco, perché la sua bellezza non è ostentata, ma da scoprire. È raffinata ma critica, te la devi conquistare.

Come sarà il prossimo disco?
Vorrei che nascesse proprio dal tour estivo rock-blues. Come si faceva una volta, i live che condizionano il disco e non viceversa.

Sarai anche tu, domenica, sul palco del Fuori Orario. Al concertone della festa del Fatto per la Comunità San Benedetto al porto di Genova. Un piccolo contributo a quanto costruito da don Andrea Gallo.
Sono felicissima. Don Gallo era una di quelle persone che fanno la differenza. Lui faceva la differenza nella Chiesa, perché non ci sono Chiese, arti, città, politica belle o brutte. Ma persone che fanno la differenza. Il suo è un esempio importante. E sono contenta di poter aiutare la Comunità San Benedetto, perché dobbiamo ricordarci che chiunque può finire in una situazione di disagio, per una parte di percorso sbagliata, per piccoli errori o per l’eredità di un passato. Don Gallo ci insegna a non dimenticare che possiamo davvero cambiare le cose.

Twitter @viabrancaleone