Wisława Szymborska - CollageQuando la creatività ci possiede, riconquistiamo la felicità dei bambini che giocano. Tutti noi, spero e credo, abbiamo viva memoria dei momenti trascorsi a giocare, con la serietà che illumina lo sguardo o risuona nei dialoghi immaginari tra sé e sé. Siamo state principesse reali, cani, robot, alieni, sovrani. Siamo stati soldati a cavallo, indiani nelle tende rovesciate, arrabbiati medici con riluttanti pazienti e clienti esigenti di negozi di abiti mentre la nostra amica, a cui quel giorno toccava il ruolo di commessa, cercava di venire incontro ai nostri capricci di bambina fatale avvolta nei vestiti smessi dalla mamma e traballante su tacchi enormi.

Mi piace pensare che in questo stato di grazia si trovasse Wislowa Szymborska componendo i suoi collages. La preziosa collezione sarà in mostra dal 13 giugno nella sede della Biblioteca europea di via Savoia 13-15 a Roma. L’iniziativa è tra quelle proposte da Corso Polonia, l’XI edizione del Festival di cultura polacca che si tiene a Roma dal 9 giugno al 2 luglio, organizzato dall’Istituto Polacco (il programma completo su www.istitutopolacco.it)

La mostra dei collages si articola su due spazi: nelle sala luminosa della biblioteca e nella sala antistante l’Auditorium e sarà seguita dall’ intervento del presidente della neonata Fondazione Wislawa Symborska, Michal Rusinek. A fine serata verrà proiettato il documentario “La vita a volte è sopportabile- ritratto ironico di Wislawa Szymborska”. I collages esposti sono quelli che la poetessa inviava agli amici, ritagliando da riviste o giornali immagini, paesaggi e piccoli dettagli che poi ricomponeva insieme.

Ecco, io la immagino così: china sul tavolo, con le forbici e la colla, ritagliare attentamente una figurina, una bocca sdentata, un cervo, delle buffe orecchie. Poi incollare il dettaglio in una faccia molto seria o sul muso stupito di un gatto. Come doveva divertirsi e come il mondo esterno dovesse essere completamente inghiottito dal nuovo mondo di carta e di ironia che sotto le sue ossute dita si veniva creando. Si può giocare con qualcuno oppure giocare con qualcosa: lei giocava sempre con qualcuno (i suoi lettori o i suoi amici erano sempre presenti mentre creava) e intanto giocava con qualcosa (pezzi di carta, parole, forbici).

Era lei stessa il gioco. Immagino la minuziosa ricerca del dettaglio necessario a completare un collage, la piccola gioia di osservare il lavoro finito, imbustarlo e inviarlo con l’indirizzo scritto con penna biro al suo amico al di là del mare. Immagino la piena piccola soddisfazione di imbucare la lettera, una sorta di poesia conclusa, perfetta, tonda e brillante come una biglia.

Wislawa era riuscita a non perdere niente crescendo. Questo è il suo miracolo.

Tu hai stupende e benedette le mani”, mi viene da dire citando Rainer Maria Rilke nella poesia “Annunciazione”. Così come con le parole, anche nei collages, lei riesce a fare accostamenti che tolgono la patina della banalità dalla nostra esistenza e ci insegna che lo stupore può sgorgare da qualsiasi cosa.

Invito tutti gli amanti della poesia, coloro che hanno dimenticato lo sguardo serio del bambino che gioca, quelli che lo hanno conservato e quelli che lo stanno cercando, a fare il pieno di questi collages che ho avuto la fortuna di ammirare in anteprima, perché Wislawa, che avrebbe compiuto 90 anni, è sempre viva anche se lontana e quando mi chiama desidero risponderle. Per chi invece la poesia la scrive, nel post successivo a questo (lo spazio è finito) riporterò l’intervista al direttore della Fondazione che la poetessa ha voluto creare con i soldi ricevuti nel 2006 dal Premio Nobel, circa 1 milione di dollari. Generosa e geniale anche nell’organizzare il suo “licenziamento dalla vita”.