Don Ferdinando Bodon, alias don Ferdy, ha preso carta e penna e ha scritto a Matteo Pegoraro, omosessuale: “Chi xè che te gà fatto? Do omani o do femane? Oppure on omo e na femena? Quindi, ringrassia to papà e to mama: sensa de eori no te sarissi gnanca al mondo e, quindi, gnanca gay. No sta rovinare el nome de Soesin”. Il dialetto veneto del cappellano dell’ospedale di Monselice nel padovano rende molto più dell’italiano per la volgare omofobia. In sostanza gli dice che non sono stati due uomini o due donne a generarlo, ma sua mamma e suo papà, e di non rovinare il nome del paese di Solesino.

Matteo ha, infatti, commesso una grave colpa: si è candidato sindaco di Solesino, un piccolo comune di settemila abitanti, sempre del padovano. Ma ha fatto qualcosa di ancora più “indecente”: non ha nascosto la sua omosessualità davanti agli elettori. E non ha fatto neppure mistero di essere felicemente fidanzato con Nicolò.

Il responso delle urne non è andato affatto male a Matteo, che ha ottenuto il 15,2 per cento dei voti con una sua lista traversale. Per don Ferdy così ha infangato il buon nome del paese. La lettera è una divagazione filosofica su Sodoma e Gomorra: “Te gabi de rendarte conto del mae che sti presunti diriti civili gà fato e continua a fare. Ste calmi, parché de sto passo fe finire el mondo. Oppure penseo che ea storia de Sodoma e Gomorra xè bea?” Renditi conto, avverte il prete, che questi presunti civili hanno fatto male e continuano a farlo. State calmi, continua il prete, perché di questo passo farete finire il mondo, oppure pensate che la storia di Sodoma e Gomorra sia bella? Questa in sintesi alcuni passi in dialetto del cappellano.

Ma se Matteo avesse dimenticato il dialetto, ecco le conclusioni in italiano sul retro della lettere con la penna rossa, quasi a indicare l’inferno, per dare ancora più risalto ai peccati del giovane. “Non mi interessa se questo fenomeno diventerà globale, perché resterà sempre uno dei 4 peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio. Li conosci? Omicidio volontario (aborto), peccato impuro contro natura (omosessualità), oppressione dei poveri e defraudare la mercede agli operai”, termina così la missiva il prete omofobo.

Come ha risposto Matteo? Se n’è infischiato della lettera e “io vado avanti per la mia strada, fiero dei 601 voti raccolti alle elezioni e del mio seggio in consiglio comunale”. Intanto Matteo, 27 anni, studia giurisprudenza a Firenze ed è felice della sua vita affettiva.

Anche sul pulpito si annida l’ignoranza!