Perse le tracce del collaboratore di giustizia Nino Lo Giudice, detto “il nano”. Il pentito si trovava agli arresti domiciliari in una località segreta. Località dove ieri pomeriggio gli agenti del servizio di protezione non lo hanno trovato. Nino Lo Giudice è irreperibile da almeno 36 ore. Allertata la Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, stamattina nell’ufficio del procuratore Federico Cafiero De Raho si è tenuto un vertice al quale hanno partecipato anche l’aggiunto Nicola Gratteri, e i sostituti della Dda Giuseppe Lombardo e Antonio De Bernardo.

Gli investigatori stanno cercando di ricostruire le ultime 36 ore del collaboratore di giustizia che, nell’ottobre del 2010, si è autoaccusato delle bombe esplose davanti alla Procura generale di Reggio e sotto casa del magistrato Salvatore Di Landro.

La Procura, adesso, sta verificando se Nino Lo Giudice abbia abbandonato volontariamente l’alloggio che gli era stato assegnato dal servizio centrale di protezione o se, invece, possa essere stato “prelevato” con la forza e fatto sparire. Ancora è troppo presto per fare ipotesi, ma i magistrati della Direzione distrettuale antimafia temono per l’incolumità del collaboratore di giustizia testimone di alcuni importanti processi a carico delle cosche mafiose reggine. Proprio oggi, Lo Giudice avrebbe dovuto deporre all’udienza del processo “Archi-Astrea” contro il clan Tegano. Sono stati attivati i controlli alle frontiere.

La collaborazione del pentito scomparso aveva provocato sin dall’inizio polemiche e perplessità negli inquirenti. Basti pensare all’indagine della Dda sul vice procuratore nazionale antimafia Alberto Cisterna nata in seguito alle sue dichiarazioni. Un’indagine che non ha portato a nulla perché gli inquirenti non hanno trovato alcun elemento a riscontro delle accuse del pentito nei confronti del vice di Piero Grasso.

La notizia della scomparsa di Lo Giudice è stata confermata dal procuratore De Raho al termine della riunione. “Stiamo verificando che cosa è successo – ha riferito il magistrato -. Al momento sono in corso gli opportuni accertamenti. Ci siamo accorti della sua scomparsa quando gli agenti del servizio centrale, che si erano recati nella località protetta per notificargli una citazione, non lo hanno trovato in casa».

In procura la tensione è alta e porta gli inquirenti a quanto è accaduto negli anni Novanta, quando la cosca Lo Giudice ha fatto sparire due cognate del collaboratore di giustizia. Almeno per una delle due donne, Angela Costantino moglie di Pietro Lo Giudice (fratello del pentito), si sarebbe trattato di “lupara bianca”. Secondo gli inquirenti, la donna è stata fatta sparire per lavare con il sangue l’onta del disonore, legata al fatto che Angela avrebbe intrattenuto una relazione extraconiugale mentre il marito era detenuto nel carcere di Palmi. Era il 1994 e, a distanza di 19 anni, forse qualcuno ha rispolverato quella “lupara bianca”.