“Mi aspetterai perché il tempo non inganna”, canta Malika Ayane passeggiando in una coloratissima e allegra campagna nel videoclip di uno degli ultimi successi. Ma l’attesa per il concertone della festa del Fatto Quotidiano al circolo Arci Fuori Orario (Taneto di Gattatico, provincia di Reggio Emilia) sta per finire. Domenica, a partire dalle 18 – presentati da Victoria Cabello, con il contributo di Rossella Brescia, Alba Parietti, Vauro e Moni Ovadia – si alterneranno sul palco, con la loro musica, Bandabardò, Cisco, Flerida, Irene Grandi, Marlene Kuntz, Fabrizio Moro, Motel Connection, Nomadi. E gli Ostinati e contrari Zena, la band nata dalla Comunità san Benedetto al porto di Genova, da pochi giorni orfana di don Andrea Gallo, a cui andrà il ricavato del concertone.

La serata sarà impreziosita dalla straordinaria voce di Malika Ayane, 29 anni, ma già una delle più importanti interpreti della musica italiana, in questo momento impegnata nel “Ricreazione tour” (a giugno a Milano il 26, a Torino il 28 e a Senigallia il 29). Ma domenica prossima, per don Gallo, non mancherà al concertone al Fuori Orario: “Sono orgogliosa di poter essere sul vostro palco”.

“Il colore di questa voce è un arancione scuro che sa di spezia amara e rara”. Quale migliore presentazione, soprattutto perché firmata Paolo Conte. Ti ritrovi in questa definizione di te?
Più passa il tempo più mi rendo conto che l’attenzione che Paolo ha messo sulla mia voce è equivalente alla certificazione di un vino prezioso. Spesso chi non conosce la mia musica mi apprezza sulla fiducia grazie alle sue parole… Per me, il solo fatto che il Maestro abbia creduto in me, prima degli altri, vale più di un Grammy.

Sei al terzo album della tua carriera. La conferma di un successo strepitoso che ti ha travolto fin da subito. Perché il titolo è “Ricreazione”?
“Ricreazione” è un titolo scelto per l’ambivalenza della parola. Si tratta di riprendere in mano quello che ho imparato negli anni dei primi album e tenerne il giusto per iniziare una nuova fase. Contemporaneamente, una volta consapevole del fatto che il mercato è in pezzi, quello che resta è la libertà di fare un disco divertendosi, mettendo in primo piano il proprio gusto e il divertimento, fondamentali per dare qualche emozione a chi lo ascolterà.

“Il tempo non inganna” è forse la canzone simbolo del disco, perché un testo molto serio è accompagnato da una grande sensazione di leggerezza. È una combinazione di elementi voluta o casuale?
“Il tempo” è una delle mie figlie predilette. E mi lusinga molto che tu abbia notato questo elemento che caratterizza un po’ tutto l’album. L’ambizione era quella di riuscire a evocare determinate emozioni attraverso più sfere sensoriali, senza mai giudicare o pretendere di spiegare uno stato d’animo, ma esclusivamente raccontandolo dal punto di vista di chi lo prova.

Recentemente sei ritornata in Marocco. Che cosa significa quella terra per te? Quanto conta anche nel tuo percorso artistico, se conta?
Il Marocco è metà del mio nido di origine e più passano gli anni più mi sento legata a una terra di cui noto squilibri che mi fanno tanto arrabbiare per la distrazione che li ha resi possibili quanto mi stimolano a cercare di fare la mia parte nella costruzione dello sviluppo e dell’orgoglio che merita… Artisticamente credo che sia responsabile della mia ossessione per i paesaggi e finestrini sul mondo. Gli spazi immensi del Marocco aprono voragini che so tradurre solo in canzone o arrangiamenti.

Il ricavato del concertone di domenica, al quale parteciperai, andrà alla Comunità di don Gallo, che ha lasciato purtroppo orfani i suoi ragazzi… Siamo molto contenti di poterti avere sul nostro palco.
Sono tanto contenta e orgogliosa anch’io, che tra l’altro non vedo un concerto della Bandabardò dal mojito football club [album del 2000, ndr]!

Twitter @viabrancaleone

da Il Fatto Quotidiano del 6 giugno 2013