Appena 24 ore dopo l’annuncio dell’Unione europea delle misure anti dumping sui pannelli solari cinesi, Pechino ripaga l’Europa con la stessa moneta. Il ministro del commercio cinese ha infatti annunciato che indagherà sulle importazioni di vino del Vecchio continente perché ha già ricevuto diverse lamentele sul fatto che il consumo di Bordeaux, Chianti e Champagne è aumentato anche grazie ai sussidi che le aziende produttrici hanno ricevuto nel paese d’origine. La Cina ha ancora molte più carte da giocare in una controversia commerciale sempre più accesa con l’Unione europea, sottolinea il Quotidiano del Popolo, voce del Partito comunista cinese. E insiste: “I tempi cambiano, il potere sale e scende. Eppure questo non ha cambiato i radicati e arroganti atteggiamenti di certi europei”.

“E’ chiaro che le tensioni commerciali cominciano a farsi sentire” ha spiegato al quotidiano di Hong Kong South China Morning Post Ding Chun, esperto di questioni europee alla prestigiosa Università Fudan di Shanghai. Ma ha cercato di rassicurare: “Finora le azioni intraprese dalle due parti sono razionali, c’è ancora spazio per negoziare”. Secondo i dati rilasciati dalla Ufficio doganale cinese, nel 2012 le importazioni di vino sono cresciute dell’8,9 per cento rispetto all’anno precedente raggiungendo i 430 milioni di litri. Di questi, oltre la metà sono vini europei, segmento che nello stesso arco di tempo è cresciuto del 5,8 per cento. Secondo i dati di Bruxelles, l’anno scorso la Francia – che è il più grande esportatore di vino in Cina – ha fatturato 546 milioni di euro su un totale europeo di 763. Al secondo posto la Spagna con 89 milioni seguita dall’Italia con 77. Numeri che sono poca cosa se si guarda il totale degli scambi commerciali tra Cina e Unione europea il cui totale ammonta a 433,6 miliardi di euro e che non comprende il mercato di Hong Kong. Una città che negli ultimi anni è diventata centrale per il commercio di vini.

Liu Danyang, importante funzionario del Ministero del commercio, ha però sottolineato che la Cina è “contraria al protezionismo”. Secondo le sue parole, il suo ufficio indagherà in maniera giusta e leale, dando la necessaria importanza al settore del vino per l’Europa. Il portavoce del ministro del commercio Shen Danyang si è anch’esso premurato di sottolineare come la riduzione delle tariffe sui pannelli solari (11,8 per cento contro il 47,6) evidenzi il fatto che c’è ancora spazio perché le dispute vengano risolte attraverso accodi e negoziati. Ha inoltre aggiunto che le relazioni commerciali tra le due parti hanno basi solide e che la Cina assolutamente non vuole che questa disputa sui pannelli solari condizioni le relazioni tra e due economie. Il ministro ha inoltre aggiunto che le misure protezionistiche danneggiano entrambe le parti. Attualmente, la maggioranza assoluta (15 su 27) dei Paesi membri si dice contraria a misure punitive contro gli esportatori cinesi di moduli solari: tra questi anche Gran Bretagna e Germania, che per prima aveva sollevato la questione. È chiaro che nessuno dei due paesi vuole farsi del male, ma è altrettanto chiaro che la Cina vuole sottolineare quali sono i rapporti di forza.

di Cecilia Attanasio Ghezzi