Il Parlamento ”è la sede della discussione” sulle riforme, “governo e presidente della Repubblica devono essere lasciati fuori dalla mischia”. Così Guglielmeno Epifani, segretario del Pd, in direzione, invita ad evitare tifoserie e indicando nel superamento del bicameralismo, nella riforma del Titolo V, nella forma governo e legge elettorale le tre priorità del Pd. 

Secondo il leader democratico la riforma del finanziamento pubblico “è un passaggio ineludibile”; e dul ddl del governo aggiunge “penso che bisognerà correggerlo prevedendo un tetto per le donazioni e modificando il sistema del 2 per mille”.  “La nostra idea di governo di servizio e il bisogno di riforme nel sistema istituzionale richiedono un impegno di due anni. Come nel programma di Letta e come nelle parole del Presidente della Repubblica. Noi intendiamo sollecitare le risposte giuste per l’ammodernamento del Paese e del suo sistema istituzionale, ma dobbiamo essere pronti a tutto se dovesse prevalere negli altri la decisione di far saltare il tavolo”.

“Dobbiamo fare i conti dal punto di vista politico con le posizioni di Silvio Berlusconi: stabilità e minacce nel rapporto con il governo; le sentenze attese; il problema dell’affidabilità nel rapporto tra problemi personali e interessi del paese, sospesi tra due sentenze: quella della Corte costituzionale e quella della Corte di Cassazione. C’è bisogno di responsabilità verso il Paese e verso coloro che si trovano sul fronte della crisi”. “Per noi e per il Paese sarebbe stato giusto e utile votare nella tarda primavera dello scorso anno, dopo la prima terapia del governo Monti e prima del suo epilogo, fino alla stagione in cui siamo rimasti soli a sostenerlo. Anche questo ha pesato sul risultato elettorale ed ha liberato Berlusconi ed il centrodestra dalle proprie responsabilità”.

L’ex sindacalista parla anche delle questioni interne al partito: “Il Congresso deve essere l’occasione per rilanciare l’idea, la visione, il progetto” del Pd. “Va tenuto nei tempi previsti, comunque entro l’anno. Non c’è un motivo per rinviarlo. Va però preparato bene e dal basso” anche in vista delle prossime scadenze elettorali, amministrative ed europee, “l’obiettivo è curare il Pd, farlo uscire dalle sue difficoltà, farne una forza politica aperta, anche se in una logica di partito, anche se a rete, anche se leggero”. “E rafforzare – prosegue – il sentimento di una comune appartenenza a una comunità di destino fatta di donne e uomini”. Epifani insiste sulla “nostra centralità” perché “il sistema politico italiano è fragilissimo. Se togliamo ai partiti personali i loro leader non sappiamo cosa sarà di loro. Spesso imbarazzano l’Europa. Non è così per noi e per la nostra famiglia europea”.

Tra i temi da affrontare in vista del congresso per il Pd c’è quello di “separare il ruolo del segretario da quello del capo della coalizione, senza più coincidenza. La contestualità è stata superata nelle scorse primarie – dice – ed è improponibile oggi, dal momento che abbiamo alla guida del governo Enrico Letta, che era il nostro vicesegretario fino al mese scorso”.

Epifani ha scelto anche la sua squadra: Roberta Agostini, Enzo Amendola,Fausto Raciti, Cecilia Carmassi, Matteo Colaninno, Alfredo D’Attorre, Antonio Funicello, Luca Lotti, Andrea Manciulli Katiuscia Marini, Alessia Mosca, Pina Picierno, Deborah Serracchiani, Simone Valiante, Davide Zoggia. Una segreteria, “inclusiva, rinnovata quasi per intero, pronta per il lavoro immediato”, una “buona segreteria”. “Gli incarichi – ha spiegato Epifani- saranno dati a ciascun membro alla prima riunione di segreteria. I forum continueranno il lavoro fino al congresso. Sostituiremo i presidenti dimessi, da Violante ad Anna Maria Carrozza ad Andrea Orlando. In questo modo possiamo cominciare a lavorare”. Epifani assicura poi ai dipendenti Pd che “sono giustamente preoccupati” che ci sarà “un tavolo di confronto e di lavoro comune”.