Tra il 2012 e i primi tre mesi del 2013 121 persone si sono tolte la vita per cause legate direttamente al deterioramento delle condizioni economiche personali o aziendali, il 40% in più rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente. E’ uno dei dati allarmanti riportati nel report “Il mondo al tempo dell’austerity – rapporto sui diritti globali” a cura di Associazione Società Informazione Onlus e promosso dalla Cgil, che sarà presentato domani a Roma.

“Gli ultimi dati Istat documentano un Paese ferito in profondità con consumi calanti e famiglie impossibilitate a far fronte a costi di cure ed esami diagnostici, pagare le bollette e il riscaldamento, con povertà e rischio di esclusione che riguardano un quarto della popolazione, percentuali che raddoppiano per la scandalosa povertà minorile, ai livelli più alti d’Europa”, afferma il rapporto, segnalando che “in Europa oltre alla disoccupazione cresce la precarietà, quella che sino a poco tempo fa si era usi edulcorare chiamandola flessibilità”.

Il documento rileva anche come la distanza tra ultimi e nuovi penultimi, già breve, si è ulteriormente accorciata. “Basti pensare che su un totale di 16,7 milioni di pensionati italiani, il 13,3% riceve meno di 500 euro al mese, il 30,8% tra 500 e mille euro, il 23,1% tra mille e 1.500 euro e il restante 32,8% percepisce un importo superiore ai 1.500 euro”, spiega il dossier. “In sostanza, quasi 8 milioni percepiscono meno di mille euro mensili e oltre 2 milioni meno di 500 euro”.

Il report fa infine il paragone con i Paesi che hanno adottato politiche diverse. “Chi ha seguito strade opposte all’austerity ha finora ottenuto risultati assai più positivi”, avverte. “Gli Stati Uniti hanno finanziato politiche per la crescita, riducendo la disoccupazione e arrivando nel primo trimestre 2013 a un +2,5% del Pil“. E anche Paesi come Uruguay, Brasile e Indonesia “hanno consolidato e ampliato occupazione e qualità del lavoro grazie a politiche di sviluppo”.