E’ un po’ di tempo che si discute sulla partecipazione del M5S ai talk show. Favorevoli e contrari presentano le loro motivazioni più o meno plausibili che si alternano (sopratutto) tra la volontà di evitare inutili e spesso controproducenti liti televisive e la necessità inderogabile di informare le persone e aprirsi al confronto diretto e pubblico.

Io credo sia necessario a questo punto fare un passo indietro e prima ancora di valutare questo argomento nell’attuale panorama politico cercare di capire se la strada che intendiamo seguire sia per lo meno nella giusta direzione.

A mio parere l’aspetto più macroscopico dell’ intera faccenda è che un talk show possa essere considerato uno strumento di discussione politica. Uno show è per definizione uno spettacolo, dove da una parte abbiamo attori, artisti e quant’altro e dall’altra abbiamo un pubblico che vuole divertirsi, il fine ultimo di uno show è riempire la sala, e possibilmente continuare a riempirla la sera successiva, niente di più niente di meno.

Inserire, o meglio, tentare di inserire una discussione politica (talk?) in questo contesto è quantomeno azzardato, spesso la discussione politica richiede lunghe e dettagliate analisi e prevede spazi di intervento, ritmi e procedure che mal si prestano all’intrattenimento, al contrario, sono decisamente noiosi e monotoni, proporre una vera ed articolata discussione politica in televisione (tipico strumento di intrattenimento) in prima serata (tipico momento in cui il pubblico vuole essere intrattenuto) sarebbe il bacio della morte per ogni talk show, e infatti ciò non avviene mai.

Quello che vediamo invece è un contenitore di frammenti di discussione dove si fa largo uso di stratagemmi retorici tesi a segnare punti per la propria parte, non c’è, evidentemente, nessun desiderio di discussione, si assiste ad un match con brevi round scanditi dal presentatore/arbitro, uno spettacolo più simile al wrestling (spettacolare ma finto) che alla box (una competizione reale e con precise regole) dove alla fine ci si fa un’idea approssimativa del “vincitore”, magari senza aver ben chiaro il come e il perché ma avendo quanto basta per poter fingere di avere un’opinione informata quando si faranno le discussioni al bar, magari utilizzando la stessa retorica, dall’insulto gratuito agli argomenti ad hominem, ascoltata nella  trasmissione.

Eppure la televisione è di fatto il media di maggior diffusione e più largo utilizzo, in particolare per certe fasce di popolazione, esiste quindi la necessità di comunicare con l’ elettorato tramite la televisione… o no?
Di fatto i talk show funzionano… non comunicano, non risolvono ma spostano voti e formano opinioni e preferenze, quindi parteciparvi, possibilmente cercando di vincere, è quasi obbligatorio.

Ma è vera politica? E’ onesto? Rivolgersi ad un target interessato all’intrattenimento (o ad informarsi intrattenendosi, che è anche peggio) sapendo già in partenza di non poter avere tempi e modi adeguati per fare vera comunicazione politica e dovendo invece affidarsi a stratagemmi per sfruttare il mezzo a proprio vantaggio (e a vantaggio del conduttore, che ringrazia in maniera bipartisan) spesso arrancando in una palude di urla e improperi, che per quanto riguarda la produzione sono da ritenersi spettacolo.

Infine, esiste la possibilità di permettere alle persone di formarsi un’opinione e di essere realmente informati, e per la politica di comunicare discutere e confrontarsi secondo parametri democratici, civili e sopratutto efficienti tramite la televisione? Forse sì, sicuramente non nei talk show.

Il dilemma resta, non partecipare darebbe un vantaggio agli avversari che potrebbero sfruttare indisturbati questo bacino di influenze, partecipare, sotto il profilo della comunicazione politica, è inutile quando non  rischioso o controproducente.

Si potrebbe risolvere scollegando noi per primi e una volta per tutte, come è giusto, la politica dallo spettacolo, ma questo, mi rendo conto, per molti è ancora difficile.

Alessandro Uliana
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