Feste della Repubblica a Catania in clima di depressione economica ed esistenziale, il prefetto dichiara che non ci sarà rinfresco perché i soldi sono stati devoluti alla Caritas, qui c’è’ tanta gente che mangia solo grazie a queste organizzazioni. La folla applaude, i vecchi alpini e bersaglieri, quelli che l’Italia l’hanno difesa rischiando la vita al fronte, sorridono ma si capisce bene che mai avrebbero pensato di trovarsi in una nuova guerra, senza un fronte ed un nemico dove figli e nipoti non hanno lavoro né futuro.

Penso alla festa del 4 luglio negli Stati Uniti fatta di gioia anche nell’anno del tracollo Lehman, con bambini biondi che giocano e genitori che organizzano i pic-nic nei prati o in riva al mare, penso ai fuochi d’artificio serali ed alle folle in piedi con la mano sul cuore che cantano l’inno del popolo libero. Qui solo il coro intona quello di Mameli, la gente si guarda sgomenta quando canta L’Italia s’è desta, quando si sveglierà da questo incubo? Pensano tutti. Un altro anno è’ passato e siamo sempre più poveri e disperati, non più solo al sud ma in tutta la penisola.

Mentre ascolto il Prefetto leggere la lettera di Napolitano, piena di riferimenti alla disoccupazione ed alla crisi che ci attanaglia, penso alle parole del presidente Obama nell’anno seguente del tracollo Lehman, quando l’America era in guerra con metà del mondo ed il terrorismo del fondamentalismo islamico minacciava l’ordine mondiale, al suo primo discorso dell’Independence Day, alla speranza, a quel grido ‘ce la possiamo fare’ che eccheggiava in tutto il paese. Perché loro hanno la forza della speranza e noi no? Ecco cosa mi viene spontaneo chiedermi mentre si distribuiscono le onorificenze.

Anche noi siamo americani perché’ una buona fetta di quella nazione nasce dai nostri immigrati, partiti molti proprio dal Sud. Allora perché non la smettiamo di fare discorsi da austerity e ricominciamo a sperare? Anche se in recessione questa nostra Repubblica è piena di gente che vuole voltAre pagina, che si è ‘svegliata’e  vuole costruire una società’ nuova, giovane come quella che è nata dalla rivoluzione americana.  E queste persone si stanno muovendo anche a livello politico, non è’ facile, ma esistono e se le vogliamo conoscere leggiamoci le liste civiche, informiamoci sui professionisti che hanno detto basta alla casta e allo sfacelo della partitocrazia.

Ieri sono andata in un quartiere di Catania periferico con alcuni di loro, una landa desolata dove la mafia smercia i voti. Mi domando come passeranno gli abitanti questo 2 giugno, lo sanno i bambini che giocavano ieri pomeriggio tra le macchine del parcheggio, i  cani randagi e le aiuole bruciate, che oggi è il compleanno della Repubblica? Quei bambini che mi hanno detto vorremmo un parco giochi, una piscina, la farmacia e l’autobus che arriva sono anche loro la speranza di questa nazione. 

Ce la possiamo fare, basta crederlo e ripeterlo, ed iniziamo proprio dal profondo Sud, il laboratorio della futura Italia; ce la dobbiamo fare per i bambini poveri ed anche per quelli meno poveri del sud e del nord, perché nessuno di loro ha più un futuro.