L’attitudine di Beppe Grillo a farsi del male e a far male al Movimento 5 Stelle con l’utilizzo di un linguaggio oramai solo incattivito, e la cura con la quale sta rompendo ciò che ha (magari inconsapevolmente) costruito, quella grande chiamata popolare all’uso civico della democrazia, all’impegno diretto, alla responsabilità, a forme di contrasto pacifiche contro l’impianto corrotto e inconcludente del potere italiano, è salutata in queste ore con grande sollievo dai partiti che sentivano il pericolo avanzare e avevano il fiato sul collo di una forza disordinata e ingenua ma possente. È passata la paura, si direbbe. S’avverte il grande sorriso col quale ogni giorno si impilano le dichiarazioni del comico, e si annotano le sue avventatezze, si registrano le cadute di stile, si enumerano le contraddizioni a cui si affida, i tratti ora violenti ora banali del pensiero apocalittico. Più parla lui da Genova e più a Roma si fregano le mani. Ieri l’accusa a Rodotà, l’altroieri ai giornalisti farabutti e, retrocedendo, ai parlamentari spia, ai militanti infedeli, al Pd verminaio eccetera.

Colpisce qui più del dolore per l’approssimazione con la quale è guidata una forza politica che stava comunque aprendo un nuovo orizzonte (chi scrive non ha votato questo simbolo né ha intenzione di farlo in futuro), l’assoluta incapacità dei partiti tradizionali di correggere la propria inadeguatezza, fare fronte alla caduta di fiducia con atteggiamenti responsabili, dare seguito alla loro stessa promessa: governare con trasparenza, dare efficacia all’azione di governo, una risposta al dolore vasto della società, un segno di rispetto e di solidarietà ai cittadini a cui è stato sottratto, con il lavoro, la dignità prima che il futuro. Come se niente fosse successo, ecco. Questo solo si percepisce.

È simile alla stessa liturgia ipocritica la discussione che si è aperta sulla legge elettorale, è sorella della medesima opacità degli anni passati la legge che dovrebbe negare ai partiti il finanziamento pubblico. Alle dichiarazioni di principio corrispondono articoli di legge che esibiscono la fregatura, il falso perpetuo, l’inossidabile faccia di bronzo con cui il potere ancora si mostra. Di poche ore fa la lista dei parlamentari che andranno in commissione di Vigilanza sulla Rai. Un organismo sovietico, il luogo della spartizione delle poltrone, il crocevia di ogni lottizzazione. Infatti colpisce la cura con la quale sono stati selezionati gli uomini che dovranno tenere sotto controllo la televisione pubblica. Tutte le correnti del Pd sono presenti, e tutte rappresentate con la quota esatta della bilancia, e il Pdl ha confermato gli antichi immarcescibili tessitori di nomine. Nulla deve cambiare.

Se solo Grillo avesse taciuto un po’ di più, qualche disgrazia, solo qualcuna, ce la saremmo forse evitata.

il Fatto Quotidiano, 1 Giugno 2013