“Una cosa sono le attività culturali, un’altra sono le fondazioni di partito legate ai partiti. In questo caso è evidente che si applica il disegno di legge appena presentato”. Parola del premier Enrico Letta. Ospite del Festival dell’Economia a Trento, il presidente del Consiglio risponde così a una domanda sul disegno di legge per la riforma del finanziamento pubblico ai partiti, privo di riferimenti alle fondazioni e associazioni legate a esponenti politici, esenti per legge dalla pubblicazione dei bilanci nonostante i ricchi sponsor privati che le sostengono. Tra le altre, il think-tank ‘VeDrò’, l’associazione voluta dallo stesso Letta, che sul punto replica: “In tutte le mie attività i bilanci sono sempre stati certificati da società esterne. Basta andare in camera di commercio e si trovano”. Ma le cose non stanno esattamente così. I bilanci dell’associazione fondata nel 2005 non sono pubblici. E l’entità delle sponsorizzazioni targate Enel, Eni, Telecom, Autostrade, solo per citarne alcune, non sono verificabili nel dettaglio. Di fronte all’obiezione, Letta si smarca, e si ripete: “Non si tratta di attività legate ai partiti, è bene tenere le cose distinte”. 

Ma distinguere non è facile, anche quando la trasparenza è obbligatoria. È il caso delle società che le associazioni come ‘VeDrò’ controllano interamente, e alle quali si appoggiano per perfezionare i contratti con le grandi aziende che decidono di finanziare a vario titolo attività ed eventi delle associazioni stesse. I bilanci in questo caso sono pubblici, lo prevede la legge. Ma raramente svelano l’entità dei rapporti con gli sponsor. “Soggetti d’impresa che ragionano insieme a noi sulla possibilità di far vivere questo progetto”, spiega chi lavora per l’associazione che Letta ha fondato, tra gli altri, con Angelino Alfano, “nulla a che fare con i partiti”. Ma proprio attraverso le società controllate, fondazioni e associazioni potrebbero decidere di sostenere economicamente l’attività politica dei partiti. A consentirlo è proprio l’attuale stesura del ddl che vorrebbe abolire il finanziamento pubblico ai partiti. C’è anche uno sgravio fiscale del 26% sulle donazioni effettuate da società, dice l’art. 4 del ddl. Un altro modo di veicolare ingenti risorse verso la politica e di gestire in modo discreto le relazioni tra i big dell’economia e i partiti.

“Il testo della legge non è definitivo, deve essere discussa in Parlamento e può essere modificata”, rassicura Letta davanti alla platea del Festival dell’Economia di Trento, “è un primo passo”. Al termine dell’incontro qualcuno auspica che la riforma tenga conto di fondazioni e associazioni, definendo il confine tra le tante attività alle quali si dedicano e il rapporto con i ricchi sponsor privati. Altri, meno ottimisti, commentano: “Il ddl ha creato mal di pancia così com’è. Se c’erano dentro anche le fondazioni non usciva nemmeno dal Consiglio dei ministri”.