Nicola Mancino avrebbe voluto coprire gli altri imputati del processo sulla Trattativa tra pezzi dello Stato e Cosa Nostra. È per questo che nel febbraio del 2012 avrebbe mentito deponendo come teste al processo sulla mancata cattura di Bernardo Provenzano: l’ex ministro dell’Interno avrebbe volevuto “coprire” gli ufficiali dei Carabinieri che nell’estate del 1992 entrarono in contatto con Vito Ciancimino dando vita di fatto alla trattativa. È quello che sostiene la procura di Palermo, che stamattina, durante la seconda udienza del processo sulla Trattativa, ha formalizzato l’aggravante contestato a Mancino, già anticipato nella scorsa udienza.

Il procuratore aggiunto Vittorio Teresi – che insieme ai sostituti Nino Di Matteo, Francesco Del Bene e Roberto Tartaglia, rappresenta l’accusa in aula – ha chiarito che l’aggravante disciplinato dal comma secondo dell’articolo 61 del codice penale era già stato contestato a Mancino, ma la procura ha voluto specificare come l’ex vice presidente del Csm avrebbe tentato di occultare il reato degli altri imputati. Tanto è bastato perché i legali di Mancino, gli avvocati Nicoletta Piergentili e Umberto Del Basso, chiedessero una nuova notifica per il loro assistito, che oggi non era presente in aula.

Il dibattimento in cui lo Stato per la prima volta processa se stesso, si fa segnalare ancora una volta per l’assenza di quegli uomini delle Istituzioni accusati di aver trattato con Cosa Nostra. Tutti presenti in video conferenza i boss mafiosi (Riina ha accusato un malore e ha poi rinunciato a presenziare, ndr), contumaci gli altri imputati a piede libero. Oltre a Mancino, assente anche il generale del Ros Antonio Subranni che invece aveva presenziato alla prima udienza. Assente anche Massimo Ciancimino, super teste dell’inchiesta accusato di concorso esterno e calunnia, arrestato per evasione fiscale. Ciancimino, in quanto imputato, avrebbe potuto chiedere di partecipare al processo, che si svolge nell’aula bunker del carcere Pagliarelli dove è detenuto: il figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo però ha preferito non assistere alla seconda udienza. “Temo che possano essere usati dei mezzi dissuasivi nei confronti di Massimo Ciancimino in carcere per costringerlo a ritrattare le sue affermazioni che hanno permesso l’apertura del processo per la trattativa. Senza Massimo Ciancimino tanti personaggi delle istituzioni che hanno taciuto per vent’anni avrebbero continuato a tacere” ha detto Salvatore Borsellino, escluso dalle parti civili.

I giudici hanno rigettato quasi tutte le richieste di costituzione. Ammessi come parte lesa soltanto l’Associazione tra i familiari delle vittime di via dei Georgofili, la Presidenza del consiglio, la Regione Siciliana, il Centro Pio La Torre, Libera e Gianni De Gennaro, che sarebbe stato calunniato da Massimo Ciancimino. Decine le richieste rigettate dalla corte. Ha fatto scalpore soprattutto la decisione di non ammettere come parte civili Salvatore Borsellino: “Ricordo – ha detto alla fine dell’udienza il fratello del magistrato assassinato in Via D’Amelio – che sono stato tra i primi in Italia a parlare di trattativa, quando la trattativa era solo ipotetica. Fui preso per pazzo quando ne parlavo. E ora non mi fa certo piacere essere escluso dalle parti civili. Per il resto, visto che questo è un processo fondamentale, perché per la prima volta c’é lo Stato che processa un’altra parte di Stato, continuerò a seguire questo processo con interesse, seppure solo dall’esterno. Sono stati usati due pesi e due misure devo studiare bene le motivazioni prodotte dalla Corte d’Assise per capire il perché di questo comportamento”.

I giudici non hanno accettato nemmeno la costituzione del movimento Agende Rosse, perché è stato fondato soltanto nel 2009 e quindi dopo il periodo temporale in cui si sono svolti i fatti che saranno oggetto del dibattimento. Importante come, nell’ammettere la costituzione di Libera come parte civile, il giudice abbia sottolineato che il periodo temporale della Trattativa è estensibile fino al 2006. Ovvero l’anno in cui venne arrestato Bernardo Provenzano, considerato l’uomo del patto Stato – mafia. Che a causa di problemi di salute ha visto stralciata la sua posizione, privando di fatto il processo del “ragioniere” della Trattativa.

@pipitone87