L’elemento centrale delle scorse elezioni amministrative è stato senz’altro l’astensione di massa che ha colpito un po’ tutti i partiti. Essa sta a segnalare un profondo disgusto dei cittadini per la politica, intesa come “una cosa sporca” e sostanzialmente inutile, tanto “sono tutti uguali”. Questo sentimento di rigetto è stato senz’altro rafforzato dal varo del governo delle larghe intese, una creatura assolutamente mostruosa e che non si sa bene dove dovrà andare a parare se non, come il governo precedente, a rassicurare potenti stranieri e “mercati” internazionali sulla prona accettazione delle ricette impartite dall’Unione europea con le conseguenze di cui siamo bene a conoscenza. Un governo, insomma, di garanzia solo per lorsignori, si tratti di membri delle varie caste alla ricerca della conferma dei loro privilegi o del potere finanziario che vuole l’ennesimo atto di sottomissione del “pubblico” al privato.

Si aggiunga a questo quadro sconfortante il rapido deterioramento del consenso al Movimento Cinque Stelle che è frutto a mio parere di tre fattori: 1. l’eccessivo peso di Beppe Grillo sulle sue scelte e la sua perdurante incapacità di strutturarsi in modo realmente autonomo e democratico;
2. l’impreparazione di questo nuovo ceto politico;
3. la sua incapacità di articolare proposte effettivamente contundenti al di là della contumelia e di questioni marginali. Bisogna augurarsi che il Movimento Cinque Stelle superi tutti e tre questi limiti per diventare quel soggetto politico di cui a mio avviso il Paese ha ancora bisogno, anzi ora più che mai.

Voglio aggiungere, e qui la nota si fa autocritica dato che ho gareggiato anch’io nelle sue file, sia pure devo dire con impegno scarso, l’incapacità della sinistra di uscire, al contrario che in Grecia e in Spagna, dal modesto ghetto cui è stata confinata. Buono invece il risultato di Sel su cui incombono oggi responsabilità molto grandi in termini di scelte chiare e di rottura rispetto all’indirizzo prevalente nel Pd. Positivo anche il fatto che, di fronte al pericolo della riproposizione di alcuni sindaci obbrobriosi, da Alemanno a Gentilini ad altri, l’elettorato abbia reagito esprimendo un consenso importante per il centrosinistra. Il Pd ne prenda atto e smetta di inseguire l’accordo con Berlusconi ed i suoi accoliti.

Inutile nascondersi però che il problema è più di fondo e non riguarda solo l’Italia. In tutto il mondo occidentale i tassi di partecipazione alle elezioni sono in discesa. Questo è dovuto alla debolezza delle istituzioni rappresentative che non riescono a farsi espressione della sovranità popolare e subiscono l’affronto dei cosiddetti “mercati”, leggi poteri forti in primo luogo di natura finanziaria.

Alcuni casi di felice controtendenza vanno però citati. Così la scelta del Comune di Napoli di non tagliare alcuni servizi essenziali delle scuole dell’infanzia mettendo al primo posto i diritti. E il referendum di Bologna che ha visto il prevalere dei voti contrari al finanziamento delle scuole paritarie. Come già nel caso dei referendum nazionali su acqua, nucleare e legittimo impedimento si è dimostrato che i cittadini, quando è data loro la possibilità di esprimersi su questioni nette e ben definite hanno un’opinione che diverge nettamente da quella dei governi.

Occorre quindi dedicare da parte di tutti i sinceri democratici grande attenzione alla necessità di superare la democrazia rappresentativa, promuovendo momenti di democrazia diretta e partecipativa. Da questo punto di vista l’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti e dei rimborsi elettorali deve accompagnarsi alla costruzione di case della democrazia ovunque possibile, in modo da permettere l’attuazione del dettato costituzionale secondo modalità che siano all’altezza dei tempi e prendano atto della crisi irreversibile del sistema dei partiti.

Scelte fondamentali di indirizzo su sviluppo e ambiente in situazioni come, per dirne una, Taranto, o anche la sistemazione urbanistica delle grandi città, a partire da Roma, finora sostanzialmente delegata a palazzinari e simili, devono essere adottate da parte della cittadinanza.

A qualcuno potrà sembrare un’utopia ma a ben vedere è l’unico modo per riaffermare, nell’attuale difficile frangente storico, non solo italiano, ma europeo e mondiale, i principi che guidano la Costituzione repubblicana e salvaguardarla da ogni snaturamento. Ridando senso alla politica che, contrariamente a quanto si tende a far credere, non è solo e sempre “una cosa sporca”, ma deve tornare ad essere lo strumento che permette la realizzazione della cittadinanza in campo politico, sociale, economico e culturale.