A metà strada, la giunta arancione di Giuliano Pisapia ha bisogno di un tagliando. Era partita come un’auto fiammante, sotto l’arcobaleno apparso in piazza Duomo, a Milano, il giorno della vittoria elettorale. Oggi i problemi s’affollano, mentre si fatica a ritrovare l’entusiasmo dei primi giorni.

C’è stato il grande divorzio con Stefano Boeri, assessore alla Cultura. Rottura incomprensibile a molti, che è stata archiviata senza però essere stata davvero metabolizzata dalla città che si era schierata con il rinnovamento arancione. Continua così a produrre effetti sotterranei, come i traumi sotterrati nell’inconscio.

Ci sono poi problemi che sono un effetto ottico, un gioco di prestigio politico-mediatico: il clima d’insicurezza alimentato ad arte dopo le picconate di Kabobo e la rapina con molotov in via della Spiga, mentre Milano resta una delle città più sicure d’Italia.

Altri sono invece problemi concreti, concretissimi, come le buche nell’asfalto delle strade lasciate senza manutenzione, che fanno inferocire i concreti, concretissimi cittadini ambrosiani. Non ci sono soldi, spiegano a Palazzo Marino, il bilancio del Comune è un cubo di Rubik su cui ha lavorato il nuovo assessore al Bilancio, Francesca Balzani. Ha ereditato un buco di 437 milioni, lo ha ridotto a 240 e ora deve puntare al pareggio.

Come se non bastasse, un assessore che parla chiaro, l’“arancione” Franco D’Alfonso, ha sconvolto il pensiero debole della politica milanese scrivendo in un articolo cose così: “La macchina comunale si è rivelata un imbarazzante trabiccolo e in due anni siamo riusciti a cambiare poco o nulla: abbiamo moltiplicato le ore di lavoro individuali, risolto le situazioni che ci venivano sottoposte – per lo più bene – ma abbiamo lasciato sostanzialmente inalterato il sistema, che non funziona oggi come non funzionava con la Moratti”.

Un altro sostenitore deluso della giunta Pisapia, l’economista Marco Vitale, rincara la dose: “Milano tace, tace su tutto” e quasi rimpiange la stagione del sindaco Albertini.

Saranno anche “ingenerosi”, ma se le critiche vengono anche da dentro il fronte arancione, vuol dire che qualche problema c’è.

Il sindaco Pisapia risponde allineando le cose fatte in questi due anni. Un Expo “rimesso in carreggiata”. La Darsena dei Navigli sottratta al cemento del maxiparcheggio e restituita al suo elemento naturale, cioè l’acqua. L’Area C che ha trasformato il centro, con le piste ciclabili e il bike sharing. Un Pgt (piano di governo del territorio) che “ha messo Milano al sicuro da colate di cemento”. I consigli d’amministrazione delle società comunali sfilati ai partiti e nominati sulla base del merito. E, alla faccia della casta, un sindaco che “guida da solo la sua auto” e assessori che “vengono a Palazzo Marino in bicicletta, in motorino, col metrò”.

Dunque “non c’è nessuno stallo”, conclude Pisapia. “Non mi sono scoraggiato, sono andato avanti, facendo ogni giorno scelte anche difficili e assumendomene la responsabilità. Del resto non siamo neppure alla metà…alla fine saranno i cittadini a giudicare”.

Ma proprio perché siamo a metà, e prima che i cittadini giudichino (magari bocciando l’esperienza arancione), forse un bilancio del lavoro realizzato, una riflessione sull’entusiasmo finito e un piano per il rilancio andranno fatti.

il Fatto Quotidiano, 30 Maggio 2013