“E’ un vulnus grave alla famiglia”. Il cardinale Angelo Bagnasco usa toni duri per commentare il primo matrimonio gay celebrato in Francia, che ha visto unirsi  Vincent AutinBruno Boileau. Il presidente della Cei, dunque, definisce il riconoscimento dato dal Comune francese una lesione di un diritto della famiglia “che ovunque nel mondo, non solo nel nostro Paese è  il presidio dell’umano, dove i bambini, le nuove generazioni vengono non solo concepite e generate ma educate, come è diritto e dovere primario e fondamentale dei genitori”. La famiglia per Bagnasco è  “un papà e una mamma che nella loro completezza di personalità danno ai propri figli una educazione integrale nella libertà di ciascuno”. 

Quanto al riconoscimento giuridico delle coppie di fatto, sia esse etero o omosessuali, Bagnasco ha ribadito il punto di vista dei vescovi: “L’assicurazione circa i bisogni, i desiderata, i diritti individuali sono già assicurati dal diritto civile, senza la necessità di creare un nuovo soggetto di diritto“.

Le sue parole scatenano molte reazioni. “In un momento in cui anche le cronache ci dicono che molti giovani sono vittime di discriminazioni, le parole del Cardinal Bagnasco rischiano di alimentare omofobia creando inutili allarmismi sul pericolo che a suo parere sarebbe rappresentato da rapporti affettivi e d’amore – è la replica del deputato di Sel Alessandro Zan – Il matrimonio gay  non è un vulnus per la famiglia, ma l’affermazione di un diritto. Le famiglie gay esistono già, peccato che la legge italiana non le riconosca, anche a causa di una persistente influenza delle gerarchie vaticane”.

E anche le associazione gay rispondono. “La vera violenza alle famiglie, la vera emergenza, che forse è sfuggita all’esimio cardinale è rappresentata da quel maschilismo criminale che ogni giorno ammazza una donna o un bambino e comunque li molesta e li violenta. Nulla di tutto ciò nelle coppie omosessuali, dove la violenza è praticamente assente” commenta Franco Grillini, presidente di Gaynet.

L’arcivescovo di Genova ha poi ribadito la condanna della Chiesa verso la violenza sulle donne. “Ritengo che questa tragedia, questo comportamento inaccettabile ed assolutamente deprecabile, sia il frutto di una diseducazione, di una cultura che sempre più esalta le emozioni, crea sensazioni forti, che a un certo momento prendono il sopravvento sulla ragione. Dove ci sono delle emozioni, delle sensazioni forti, dolorose, problematiche, conflittuali, a un certo momento la ragione viene oscurata e l’individuo diventa succube fino a questi drammi. Ritengo che questa sia una causa di fondo”.  Secondo il Cardinale, di fronte al fenomeno del femminicidio “la responsabilità delle famiglie è all’interno della responsabilità sociale che è di tipo educativo, perché i genitori sono i primissimi educatori dei figli. Però anche i genitori vivono dentro un contesto culturale che può aiutarli ma anche ostacolarli. In questo momento è più forte l’ostacolo perché viene privilegiato il sentimento e non la ragione“.