Gli Americani certamente non volevano Prodi come presidente della Repubblica e hanno fatto su Grillo qualche pressione“. Sono le parole di Luigi Bisignani, intervistato in esclusiva da Gianluigi Nuzzi nel suo ultimo appuntamento col ciclo “Le Inchieste”, su La7. Il faccendiere milanese racconta alcuni passaggi del suo libro-intervista “L’uomo che sussurrava ai potenti”, nel quale parla anche dell’interesse degli Stati Uniti per il Movimento 5 Stelle. “Uno come Grillo cinque anni fa non andava da nessuna parte e ora è andato a far colazione all’ambasciata americana. E’ la stessa attenzione che c’era stata verso Di Pietro all’inizio di Mani Pulite. Certamente gli Americani” – continua – “hanno interesse a indebolire l’area dell’euro, l’euro e l’Italia. E il M5S è stato fondamentale per non fare eleggere Prodi, che è il più europeista dei candidati”. Bisignani afferma anche che un appoggio notevole al M5S è dato dalla Goldman Sachs e dall’ex lupo della finanza George Soros. Ma la sconfitta della nomina di Prodi è anche merito di Berlusconi: “Ha fatto una mossa decisiva e geniale quando ha deciso di non mandare in Parlamento a votare Pdl e Lega, perchè c’era un bel gruppetto di ciellini dei due schieramenti che avrebbero votato certamente Prodi. In quel modo non si sono più potuti confondere i voti”. Bisignani ne ha per tutti: dai “questuanti” che sono ricorsi a lui per promozioni o raccomandazioni agli autori della congiura ai danni di Berlusconi (o meglio “una banda di sbandati e disperati”, come Alfano, Sacconi, Lupi e Schifani, per i quali “Berlusconi è l’unico salvacondotto e l’unica garanzia di stipendio“). Sferzante il giudizio su Ferruccio De Bortoli, direttore del “Corriere della Sera”: “Era un amico, è stato un po’ vigliacco. Pochi giorni fa ha detto che dal 2007 mi ha visto quattro volte. E invece lo conosco da trent’anni e l’ho incontrato da decine, decine e decine di volte”. Il faccendiere milanese parla anche dei suoi rapporti con Giulio Andreotti, del quale era il pupillo, con Licio Gelli, con Marcello Dell’Utri. E su Gianni Letta dichiara: “E’ sempre stato un uomo delle istituzioni, il Pdl e Forza Italia non lo hanno mai amato. Enrico Letta certamente non ha il carisma dello zio, forse in futuro ne avrà”. A riguardo, Bisignani si esprime sul governo Letta: “Berlusconi è convinto di aver fatto un’operazione con cui diventa De Gasperi e invece gli hanno organizzato la forca, il trappolone“. E spiega: “Nell’ultimo momento della trattativa per formare il nuovo governo Berlusconi andò da Enrico Letta con Angelo Alfano e a Gianni Letta. Tornò a Palazzo Grazioli, convinto di aver ministro in piedi un governo di 18 ministri, di cui 5 del Pdl. Ma poi si rese conto” – continua -“che invece i ministri erano diventati 22 e quelli del Pdl erano sempre 5. Gianni Letta non mi ha detto niente, forse è in conflitto d’interessi col nipote“. Bisignani parla anche del suo ruolo di “suggeritore di nomine”: ” Sono sempre cinque o sei persone quelle che poi determinano la nomina di un generale o di un banchiere. Il sistema è sempre lo stesso, vale anche per la nomina dei direttori dei giornali. E’ un lavoro scientifico”. E rivela: “Durante il governo Berlusconi, quelle persone erano Gianni Letta, Giulio Tremonti, il segretario del Pd, il presidente della Repubblica. Berlusconi no, non si è mai occupato di nomine”. Nel finale, il “consigliere” di Gianni Letta, così come l’ha definito Berlusconi, azzarda una previsione: “Ci sarà un’implosione del Pd e del Pdl. Si andrà a nuove elezioni, probabilmente il Cavaliere rifarà Forza Italia e forse vincerà di nuovo