Ci sono vari modi per rispondere ad un trauma, a seconda dell’arcaicità dei nostri meccanismi di difesa, la nostra psiche sceglie in quale modo reagire.

Una sconfitta elettorale è un micro trauma , soprattutto dopo un precedente trionfo. Il M5S aveva avuto uno straordinario successo che è apparentemente crollato durante le recenti amministrative. Le motivazioni della flessione del Movimento non sono ovviamente da ricercarsi esclusivamente nella stoltezza degli italiani , così come afferma Grillo.

Ad un trauma si può reagire negandolo (non è vero che abbiamo perso) ma l’uso massiccio della negazione produce conseguenze negative nei confronti della possibilità di risoluzione di un problema sul piano di realtà proiettando la responsabilità sugli altri (la colpa è dei media, degli elettori). Questa reazione se ha il merito di preservare l’autostima momentanea, impedisce una presa di coscienza e una sana attribuzione causale. Se si proietta la colpa delle nostre sofferenze sempre all’esterno, non è possibile fare autocritica e questa reazione nevrotica produrrà solo altre sofferenze senza spezzare la catena degli errori.

Analizzare una sconfitta rimanendo nel piano di realtà, permette di ricercare anche in se stessi gli errori e di elaborarli per trovare strategie efficaci per uscire dal problema. Gli italiani hanno votato Grillo per “fare”, invece il movimento, tramite persone con scarsa comunicativa (guardiamo anche solo la Lombardi), ha dato l’idea di stallo, di inefficacia. Alcune posizioni sono sembrate ai più assurde, talebane.

Gli italiani stanno dando fiducia persino all’inciucio perché quando si è disperati, si cerca speranza ovunque e si vogliono risposte immediate. Sarebbe il caso che Grillo, invece di trincerarsi nell’insulto agli elettori, cercasse di capire perché la gente lo ha votato e come recuperare il consenso partendo da un’analisi dei propri errori. Questo è un atteggiamento sano.