Le riforme servono e servono alla svelta. Matteo Renzi spinge di nuovo sull’acceleratore: “Un governo è serio se fa le cose e non se vivacchia” dice il sindaco di Firenze. Aveva detto cose simili meno di 24 ore prima in tv. L’ex rottamatore sottolinea subito, presentando il suo libro (“Oltre la rottamazione“) che la sua posizione non sottintende una spinta che rischia di buttare giù il governo: “Io non voglio mettere fretta al governo, io non voglio accelerare” la fine dell’esecutivo: “Ma quando mai?”. “Il dibattito su quanto dura il governo, come dura e cosa io voglio fare – dice – è stancante, per di più per uno che ha rinunciato a stare in parlamento per fare il sindaco. Essere accusato quasi di tutto comincia ad essere quasi divertente. Prima mi arrabbiavo ora mi diverto”. Insomma nessuna strategia sotterranea: “Nessuno di noi è interessato a giochini o a trabocchetti istituzionali in Parlamento o al governo. Se la maggioranza che è ampia, fa le cose siamo tutti contenti. Se saranno fatte le riforme la politica e la società torneranno a parlare lo stesso linguaggio, altrimenti si sarà persa un’occasione”. 

Ma la strada intrapresa delle riforme non deve diventare un pantano, secondo Renzi: “La prima immagine che dobbiamo recuperare è quella di un tacchino, non su un tetto – spiega – E’ simbolica l’immagine di un tacchino che chiede di anticipare il Natale, ma è questo che dobbiamo fare, dobbiamo dare un segnale immediato e dire che alle prossime elezioni si va con un Senato delle autonomie. E’ difficile da accettare perché vuol dire che da mille entreranno solo 630 parlamentari”. 

Ancora più precisamente: “Se vogliamo dare un segnale agli italiani dobbiamo fare questa riforma costituzionale che richiede tempo, è una riforma costituzionale, dunque, lo dico ai giornalisti, non sto mettendo fretta al governo, non voglio accelerare”. Ma “è un’immagine straordinariamente forte, se elimini il Senato, semplifichi la burocrazia elimini le Province, dai un segnale immediato”, ha avvertito. Non lamentiamoci di una legge elettorale fatta nel modo più atroce possibile, è la legge elettorale più incredibile, ma non perché ha un premio di maggioranza, come immagina chi vuol passare dal Porcellum al Porcellinum, ma perché ha eliminato il rapporto tra cittadini ed eletti”.

Renzi critica più in generale anche le grandi intese: “Non voglio fare polemiche con il governo ma è dal novembre 2011 che centrodestra e centrosinistra votano insieme. L’Italia tornerà a crescere quando ci sarà il segno più sull’economia ma anche quando il bipolarismo tornerà ad essere una cosa normale e non un’indistinta palude”. Il sindaco di Firenze ha anche paragonato la politica italiana al wrestling che guardava da in tv da giovane: una lotta che però alla fine è finta. “Il bipolarismo sembra diventata una parolaccia in questo periodo”, spiega, ma “il governo Letta nasce da una non vittoria. O meglio da una sconfitta. Ma oggi siamo in un momento in cui non c’è più il bipolarismo. Io invece credo nel bipolarismo: questo Paese tornerà a crescere quando l’alternanza tornerà a essere una cosa normale e non avremo una situazione di indistinta palude che blocca tutto”.

Poi l’analisi sul Partito Democratico e il centrosinistra che, secondo Renzi, “non deve aver paura di esprimere una leadership e non aver paura che se uno vince non c’è gioco di squadra”, laddove la leadership non può essere “per forza leaderismo”. “Dobbiamo avere il coraggio, la forza e l’intelligenza di suscitare un elemento di bellezza, passione e allegria – incalza – La categoria l’abbiamo perduta perché il sorriso ce l’ha preso un altro, abbiamo preferito andare con la faccia triste. Io provo a dire che dobbiamo provare a cambiare noi il messaggio e dettare l’agenda sotto il profilo dei contenuti”, ha sottolineato. “Se vogliamo voltare pagina – conclude – anche la sinistra italiana deve uscire dalla cultura della paura e pensare al futuro come luogo della passione”.

Infine i Cinque Stelle che, ripete Renzi come aveva fatto nei giorni scorsi, “nelle prossime settimane in Parlamento si spaccherà, è ovvio”. Renzi si è detto “molto sorpreso del virus che ha preso Grillo e che lo sta trasformando in modo imbarazzante in un politico vecchio stile – dichiara – Dopo i risultati delle elezioni amministrative è allucinante pensare che Grillo non si ponga il problema che forse è stato lui stesso a non farsi capire dagli italiani, che non vogliono solo la rinuncia a 42 milioni di euro o dei ‘vaffa’. Gli italiani vogliono che il loro voto sia utile. Per questo è naturale che i Cinque Stelle si spaccheranno in Parlamento”.