Il procuratore aggiunto di Milano, Alfredo Robledo e il pm Antonio D’Alessio hanno chiesto il rinvio a giudizio di Enrico Bondi, accusato di falsa testimonianza per la vicenda della microspia trovata sulla sua auto quando era diventato da poche settimane amministratore delegato di Telecom Italia. Chiesto il processo anche per l’ex capo del personale del gruppo di telecomunicazioni, Roberto Maglione

L’episodio risale al 20 agosto 2001 col ritrovamento di una microspia nell’auto noleggiata da Bondi, che poi si rivelò falsa. Una delle ipotesi in merito era che la microspia fosse stata messa da Tavaroli e i suoi uomini per screditare la security di Telecom Italia, alla quale Giuliano Tavaroli, che era allora responsabile della security della Pirelli di Marco Tronchetti Provera, avrebbe ambito passare.

La richiesta di rinvio a giudizio per l’ex commissario straordinario della Parmalat e, fino a pochi giorni fa, amministratore delegato dell’Ilva di cui avrebbe potuto diventare commissario,  è stata inoltrata nei giorni scorsi dopo che alla fine di marzo la Procura aveva notificato l’avviso di chiusura delle indagini. La vicenda al centro dell’inchiesta milanese è nata da quella sui dossier illegali confezionati dalla security di Telecom e Pirelli ai tempi di Giuliano Tavaroli per un altro filone della quale Tronchetti Provera è stato rinviato a giudizio nei mesi scorsi.

Convocato dagli inquirenti il 12 novembre 2010 Bondi, che era stato scelto da Tronchetti come amministratore di Telecom a poche ore dal “bliz” di Pirelli sul gruppo, aveva escluso che l’episodio della microspia avesse avuto come conseguenza l’allontanamento dell’allora segretario generale di Telecom, Vittorio Nola, il quale poi, tramite l’avvocato Irma Conti, aveva sporto denuncia. In quella testimonianza, secondo i pm, Bondi non avrebbe detto la verità.

Come si legge nell’atto di chiusura delle indagini avrebbe omesso “di comunicare quanto a sua conoscenza in merito alle ragioni dell’avvenuto allontanamento dalla Telecom di Nola, escludendo che tale ultimo accadimento fosse da collegare con l’evento della cimice famosa”. Maglione invece durante la sua testimonianza nel corso del processo sui dossier illegali, “affermava il falso e negava il vero laddove – si legge ancora nel provvedimento – dichiarava di non aver assistito (quale responsabile del personale) ad alcun incontro con Bondi e Nola”, nel quale “fu comunicato, in realtà in sua presenza, a quest’ultimo da parte dello stesso Bondi, l’immediato, improvviso ed immotivato allontanamento dall’azienda Telecom”. Nell’aprile 2011 la Procura per la microspia aveva chiesto e ottenuto l’archiviazione per Tronchetti, Tavaroli e per l’ex investigatore privato Emanuele Cipriani.