“Lezione numero uno: dove i leghisti litigano, si perde. Basta ragazzi, non ce lo possiamo più permettere, il Nemico è fuori”. Questo lo sfogo che il vicesegretario leghista Matteo Salvini ha affidato alla sua bacheca Facebook, come per scuotere le coscienze dei militanti del Carroccio che ancora sembrano non essersi ripresi dal pensionamento di Umberto Bossi, rimpiangendo i tempi in cui in terra padana si conquistavano comuni ad ogni piè sospinto.

La Lega 2.0 di Roberto Maroni, dopo l’exploit delle regionali in Lombardia, ha infatti ripreso la strada verso il declino, deludendo in tutti gli appuntamenti importanti. Salvini cerca di farsene una ragione, individuando nell’astensionismo uno dei motivi dell’ennesima debacle alle amministrative: “Fra i non elettori di questi giorni ci sono molti voti passati, e forse anche futuri, della Lega: sono questi cuori che bisogna riconquistare. Dobbiamo discutere e ragionare sui perché delle sconfitte”. E di temi di discussione per i leghisti sembrano essercene parecchi. Da Brescia a Treviso passando per Vicenza, Sondrio e Imperia e Lodi in tutti i grandi comuni la Lega Nord ha perso voti sia in termini assoluti che in termini percentuali. E le cose non vanno meglio nelle realtà minori.

A Treviso, dove lo spadone è stato impugnato per l’ennesima volta dallo sceriffo Giancarlo Gentilini, la Lega si è fermata all’8,26% contro il 15,39% di cinque anni fa. Al secondo turno l’ottantaquattrenne leghista dovrà faticare un bel po’ per recuperare il terreno perduto e riconquistare la poltronissima della sua città. A Vicenza, dove è stato confermato al primo turno il sindaco uscente Achille Variati (Pd – Udc), la leghista Manuela Dal Lago ha portato il Carroccio al 4,59% (meno di un terzo dei consensi del 2008, quando era arrivata al 15,11%) conquistando appena 1 seggio in consiglio comunale.

A Brescia, uno degli appuntamenti più attesi di queste amministrative, dove la Lega sostiene il sindaco uscente Adriano Paroli (Pdl), non è andata oltre uno scarno 8,66%, lasciando sul terreno 7 punti percentuali e 10 mila voti. A Lodi passa dal 16,57% al 9,79%. A Sondrio, dove correva da sola, non è andata oltre il 7,78%, in coalizione cinque anni fa era arrivata al 9,83%. Anche a Cinisello Balsamo, grande comune in provincia di Milano, la Lega ha dimezzato i suoi voti, passando dall’8,69 al 4,64%, portando la coalizione al ballottaggio con 20 punti di distacco dalla candidata di centrosinistra Siria Trezzi. Nemmeno nel feudo tosiano le cose vanno meglio. A Villafranca di Verona la Lega correva da sola (in coalizione con la Lista Tosi) ma non è riuscita a centrare l’obiettivo ballottaggio, piazzandosi al terzo posto (oggi ha il 3,04% contro il 15,34% delle precedenti elezioni). A Bussolengo è passata dal 32,15% al 10,36%, dietro a Pdl e Lista Tosi.

La Lega perde terreno anche in tutte le altre province venete. A Piove di Sacco (Padova) passa dal 15,12% al 10,45%; perde il comune di Vedelago (Treviso) dove governava con il 66% e oggi arriva al 15,64%; a San Donà di Piave (Venezia) crolla dal 19,23% al 5,81%.

E in Liguria è andata anche peggio. Ad Imperia Erminio Annoni fallisce la riconquista della città, cedendo il passo al centrosinistra che si presenta al ballottaggio da favoritissimo. Qui la Lega è crollata addirittura dal 10,11% al 2,07%. Osservando i dato in tutto il nord la sensazione è ovunque la stessa. A Calolziocorte, in provincia di Lecco, la Lega governava con Paolo Arrigoni e oggi non va oltre il 27,19% dei voti, cedendo il passo ad una lista civica. Perde anche il comune di Manerbio, in provincia di Brescia, dove nel 2009 aveva vinto con Cesare Giovanni Meletti e oggi deve accontentarsi di uno scarno 10,33%. Perde il comune di Capriate San Gervaso in provincia di Bergamo e perde anche il comune di Salsomaggiore Terme, avanguardia leghista in Emilia. In provincia di Como, a Mozzate (uno dei comuni più indebitati d’Italia con le sue 12 società partecipate), al sindaco leghista Luca Denis Bettoni non è bastato togliere il simbolo del Carroccio dal contrassegno per essere confermato. Perde terreno anche a Carate Brianza (in provincia di Monza), dal 17,17% all’8,41%. E gli esempi potrebbero continuare. A parte rari casi di conferme in comuni di piccole dimensioni, la Lega non incanta più.

Tanto basta per far montare la polemica interna, dove militanti e sostenitori si lasciano andare allo sconforto e alla rabbia. Tanti infatti i leghisti che guardano con nostalgia ai bei tempi andati, quando sotto la guida del carismatico Umberto Bossi si macinavano consensi in tutto il Nord, conquistando comuni su comuni. Maurizio Bernasconi, avvocato varesino e consigliere comunale recentemente epurato dal Carroccio non ha dubbi: “Bene, molto bene! I fenomeni che hanno voluto Pinocchio ed i suoi gatti e le sue volpi muniti di scopa a capo della lega adesso staranno festeggiando i risultati elettorali!”. Più criptico l’ex parlamentare bossiano Marco Desiderati: “Un amico tempo fa mi disse: stai li… sulla riva del fiume e vedrai tanti cadaveri passare… quanta ragione aveva!”.

Sulle bacheche di molti delusi è stato condiviso un testo che da solo riassume il sentimento di scoramento che c’è attorno alla sonora batosta incassata dalla Lega: “Dove c’è un segretario nazionale che dà espulsioni a raffica, che non fa campagna elettorale, che crea sue liste personali, che si avvolge nel tricolore, e crea divisioni si perde!” e, ancora: “Pare che non abbiamo nemmeno bisogno di una Lega democristiana, che apre ai gay, alle moschee, ai massoni; che dimentica la Padania per Prima il Nord (Italia)”. In tutto questo dal segretario federale Roberto Maroni non è arrivato un solo commento: ”Venerdì abbiamo il consiglio federale e parleremo anche di questo” ha risposto il governatore della Lombardia a margine della seduta del consiglio regionale a chi gli ha chiesto un commento sull’esito delle elezioni comunali. Ad altre domande Maroni non ha voluto rispondere.