“Per quanto accaduto nella trasmissione tv Report, il M5S chiederà comunque conto e giustizia, sia in sede di diritto di replica sia in sede parlamentare, riservando eventuali azioni anche in ambito giudiziario” ha tuonato ieri Beppe Grillo dal suo blog, tornando sul contenuto della puntata della trasmissione di Milena Gabanelli di domenica scorsa. Durante la quale peraltro gli interrogativi posti sulle finanze del MoVimento sono stati abbastanza precisi, ma non particolarmente cattivi.

Perché è da ben altri elementi che si ricava la conclusione per cui il MoVimento fondato da Beppe Grillo ha, da sempre, una gestione non sufficientemente trasparente delle proprie finanze.

Mesi fa, quando scrivevo per Linkiesta.it, rivolsi alcune domande a Beppe Grillo sui conti e le forme di finanziamento del M5s. Forte dell’esperienza folle condotta a studiare i bilanci opachi, salvo rarissime eccezioni, della partitocrazia. E mosso unicamente dal sano desiderio, che ha sempre contraddistinto la mia “carriera” giornalistica, di offrire chiavi di lettura oneste e originali. Quelle domande rimasero senza risposta. Arrivarono invece tanti commenti stizziti. Assieme a qualche insulto. Che peraltro mi convinse di aver colto nel segno.

La mia curiosità, non certo morbosa che, mi auguro, coincida con quella di tanti elettori del M5s, su come vengono gestiti i danari del MoVimento, è rimasta. Tanto più ora che il partito-non partito di Beppe Grillo è a tutti gli effetti istituzionalizzato. E che è divenuto un attore politico che pesa sulla scena politica nazionale. Eccome se pesa. E dunque dovrebbe essere soggetto alle medesime basiche regole di amministrazione contabile che impongono ai partiti, ad esempio, di pubblicare un bilancio. Di un documento che sia almeno lontano parente di un rendiconto, purtroppo, il MoVimento non ha però mai sentito il dovere di dotarsi.

Cosicché non si sa quante siano state le elargizioni liberali effettuate al MoVimento o direttamente a Grillo dall’atto di nascita della associazione-non associazione, come la chiama Grillo stesso. Non esiste un elenco, rintracciabile invece anche nel rendiconto del più sgangherato partito, delle persone giuridiche e di quelle fisiche che hanno conferito danaro in questi anni di intensa attività politica. Non si sa a quanto ammontino le spese di gestione del blog Beppegrillo.it, il motore politico del MoVimento. Né quale è stata negli anni la raccolta pubblicitaria sul blog medesimo o su altre piattaforme comunicative utilizzate. Figurarsi nelle mani di chi è finita la raccolta!

Poi sarebbe interessante conoscere quanti sono i redattori del sito del MoVimento e del blog Beppegrillo, a quanto ammontano le spese per pagarne gli emolumenti, nonché con quali contratti lavorano. Ma anche in questi casi, il riserbo è assoluto. Così come un elemento di spesa fondamentale come quello per il personale impiegato, è ignoto.

Non si sa nulla sull’organizzazione territoriale. Ed in particolare se il MoVimento utilizza una o più sedi, centrali o periferiche, se queste sono di proprietà o in affitto ed a quanto ammontano, in tale ultimo caso, i relativi canoni annuali. É poi immaginabile che il MoVimento abbia uno o più conti corrente. Chi ne sia titolare, dove siano allocati, quali siano l’entità dei relativi depositi e le forme di utilizzo delle somme disponibili è ovviamente top secret.

Insomma Grillo può certo essere orgoglioso di aver fatto quello che nessun partito ha mai fatto, ossia rinunciare al finanziamento pubblico. Ma ha ancora tanto da spiegare su come vengono amministrate le risorse del suo MoVimento.

Perché per essere davvero diversi da formazioni politiche che hanno bruciato un mare di soldi pubblici per fare crescere casta ed apparato, non basta rinunciare al finanziamento pubblico. O avere una condotta morigerata, una volta investiti di ruoli pubblici. Chi fa politica, in qualunque forma e sotto qualsiasi veste, deve innanzitutto garantire trasparenza assoluta. In particolare sulle proprie finanze.

E perché, come ha scritto il mio amico costituzionalista Francesco Clementi nella premessa al mio ebook, “la trasparenza nelle informazioni sul finanziamento della politica […] rappresenta un fattore decisivo per dare prova di un rendiconto democratico che non può, laddove fatto per bene, che essere finalizzato a rinsaldare quel patto fiduciario su cui si è costruita, nel tempo, la democrazia”.

Twitter: @albcrepaldi