Anche l’Emilia Romagna, terra di partecipazione e passione politica, volta le spalle ai partiti. E nelle prime elezioni dopo la nascita del governo delle larghe intese, diserta le urne. Affluenza in picchiata un po’ ovunque, nei comuni dove si decide il sindaco. Da Imola a Salsomaggiore la tendenza rispecchia quella nazionale, dove le percentuali sono ai minimi storici.

A Imola, nel Bolognese, dove si vota per il rinnovo del sindaco e del consiglio comunale, alle 22 i numeri parlano di 24750 elettori, pari al 45,4% degli aventi diritto. Un crollo se si confronta con i dati delle scorse amministrative: nel 2008 alla stessa ora l’affluenza era ferma al 71,5% della popolazione (si votò insieme alle politiche). In calo anche rispetto alle politiche dello scorso febbraio: alle 22 di domenica 24 febbraio aveva votato il 68,78% degli elettori.

Roccaforte del Pd, oggi Imola è a rischio tsunami 5 stelle. Sul voto pesa un’incognita mai provata nella storia amministrativa della città, dove si sono alternati sindaci targati Pci, Pds, Ds e Pd. Il candidato del partitone è Daniele Manca, 44 anni, sindaco uscente con un passato da consigliere regionale e un presente da delfino del presidente della regione, Vasco Errani. La sua vittoria è messa a rischio da Claudio Frati, candidato del Movimento 5 Stelle, classe 1966, in pole position per il ballottaggio.

Spostandosi a Parma le percentuali cambiano, ma il dato politico rimane lo stesso. Salsomaggiore, in provincia di Parma, registra un’affluenza del 43,07% degli aventi diritto. Circa 7 punti percentuali in meno rispetto alle elezioni precedenti, quando alle 22 l’affluenza fu del 50,64%. Un po’ meglio a Solignano, sempre in provincia di Parma, dove il calo è di circa 3 punti (da 20% a 17%). Stesso discorso in provincia di Modena. Qui Camposanto arriva ad un debole 53% e Serramazzoni registra il 49%, con un calo rispetto al 54% del 2009. Dal 66,1 % dell’ultima tornata al 55,13% invece per Polinago, realtà di 1800 anime nel modenese.