Cinque stabilimenti balneari incendiati in poco meno di un mese. Episodi che ad Ostia lido (Roma) si ripetono dal 2007 ad oggi con le stesse modalità. Innesti, taniche di benzina e uomini incappucciati che stordiscono le guardie delle strutture. Tra gli ultimi bersagli il ristorante ‘Anema e core’. “E’ sicuramente doloso, anche se non conosciamo la matrice – racconta il proprietario Antonello Ricci – Non abbiamo mai subito minacce, né conosciamo nessuno che paga il pizzo“. Eppure i dati parlano chiaro. E se i proprietari – forse perché sotto scacco – negano la presenza di organizzazioni di tipo mafioso, la lettura dei comitati cittadini è un’altra:  “Tutti questi locali incendiati hanno il sapore di racket, o qualcuno che vuole rilevare attività per il riciclaggio di denaro sporco, scoraggiando chi lavora sul territorio”, sostengono i cittadini intervenuti a un incontro sul tema. “La colpa è anche dell’illegalità istituzionale,  con la miseria, l’assenza di spazi culturali, Ostia è diventata negli anni terreno fertile per le mafie“, chiosa uno dei candidati alla presidenza del municipio  di Chiara Ingrosso, riprese e montaggio di Irene Buscemi