Si è conclusa domenica a Bruxelles la tre giorni di simulazione del Consiglio Europeo, che ha visto protagoniste le squadre di governo giovanili che nel mese di giugno voleranno a Londra e San Pietroburgo per rappresentare i propri paesi, rispettivamente, agli youth summit di G8 e G20.

L’evento, organizzato da Young European Leadership e Youth Diplomacy,  ha previsto nella prima fase numerosi incontri istituzionali, tra i quali spiccano quelli con Antonio José Cabral (Sherpa dell’UE al G20) Adrian Kendry (NATO) e il Primo Ministro belga in persona, Elio di Rupo, il quale ha ricevuto i circa quaranta delegati presso la propria residenza per un aperitivo – potrà mai capitare in Italia? – nel corso del quale ha risposto a numerose domande, dalla crisi finanziaria al ruolo del Belgio nel contesto politico europeo, esponendo le difficoltà incontrate nella formazione del proprio governo – dalle elezioni, ci sono voluti ben 541 giorni per la formazione del nuovo esecutivo belga – e sottolineando come sia difficile affermare le proprie posizioni a livello internazionale, quando si rappresenta un paese di modeste dimensioni.

Successivamente, i ministri youth si sono trasferiti alla UBL University per dare inizio alle negoziazioni nei vari panel, affrontando alcuni fra i temi più caldi dell’agenda europea: dalla crisi siriana alla questione shale gas, dai matrimoni gay all’eventuale applicazione dell’Articolo 7 nei confronti dell’Ungheria, rea di aver adottato leggi costituzionali in contrasto con i valori dell’Unione. Senza dimenticare il Progetto Erasmus, la cui scadenza legale è prevista a fine 2013. 

Per l’Italia, tra gli otto delegati reclutati da Young Ambassadors Society (YAS) per Y8, hanno partecipato Federico Brocchieri, Marco Garlatti e Chiara Soletti, con Caterina Bologni in veste di rappresentante di YAS. Queste le loro parole al termine del Summit:

Federico Brocchieri (Ambiente)

“Per via del forte impatto del fracking sul territorio e dei grossi dubbi che ancora sussistono sul reale potere inquinante, sono in generale contrario alla diffusione dello shale gas in Europa. Tuttavia, data la sua ampia diffusione negli Stati Uniti, l’Europa si troverà in un certo senso costretta a scegliere tra indipendenza energetica e tutela dell’ambiente. Abbiamo dunque concordato una proposta che definisce standard ambientali e sociali minimi a tutela dei cittadini, e un piano a lungo termine per sostituire gradualmente lo shale gas con fonti energetiche rinnovabili. Ciò nell’ottica di una politica ben precisa: la sostenibilità delle risorse energetiche come obiettivo primario. Sono riuscito a far inserire questo principio come punto conclusivo del Final Communiqué, nonostante altri paesi preferissero focalizzarsi su altri aspetti – una piccola vittoria”.

Marco Garlatti (Consiglio Europeo)

“Sono personalmente soddisfatto dell’esito delle negoziazioni. Grazie alla collaborazione con Francia, Germania e Svezia, si è riusciti a trovare una soluzione “pacifica”, senza dover ricorrere all’applicazione dell’art. 7.3 del TUE, che avrebbe comportato, come soluzione estrema, la sospensione del diritto di voto al rappresentante ungherese in seno al Consiglio. L’Ungheria, da parte sua, si è dimostrata aperta alla collaborazione dopo le iniziali resistenze.”

Chiara Soletti (Affari Esteri, http://www.youngambassadorssociety.org/esteri/)

“Per la migliore gestione dei flussi migratori ho proposto, come Stato italiano, un aiuto dall’Europa, chiedendo di istituire un sistema di ridistribuzione dei profughi per aiutare i paesi che affacciano sul Mediterraneo e che sono più esposti al fenomeno migratorio. Le diffidenze iniziali di alcuni delegati sono state superate dopo due giorni di negoziazioni, seppur apportando alcune modifiche alla proposta. Per quanto piccolo, si è trattato di un risultato inaspettato e gratificante.”

di Federico Brocchieri