Precettando la compagine ministeriale nella clausura monastica dell’abbazia Vallombrosiana di Sartiano, lo spelacchiato chierichetto Enrico Letta confidava – dato il luogo – in un’illuminazione dello Spirito Santo per accendere la lampadina; ossia la manna di qualche ricetta d’uscita dalla crisi in avvitamento verticale che affligge inesorabilmente il Bel Paese, fino a soffocarlo.

Purtroppo pare che l’austerity sia arrivata anche lassù, tanto che ormai perfino in cielo si preferisce risparmiare sulla bolletta dell’Enel lasciando al buio il povero premier devoto e la sua banda. Sicché – non sapendo i nostri eroi a che santi votarsi in materia di innovazione politica – divenne conseguentemente inevitabile cercare ispirazione in collaudate ricette del passato; e magari riportarle a nuovo.

Tra le varie ipotesi prese in esame, molto apprezzata – in particolare dai ministri economici – fu il remake della veneranda “Modesta proposta” di Jonathan Swift, che risale al 1729; inizialmente studiata per il “caso Irlanda”, ma facilmente applicabile anche in ambito nazionale. Come sottolineato da Michele Boldrin e dagli altri mercatisti di Noise from AmeriKa, in sostanza, tale proposta consiste nell’ingrassare i bambini denutriti e darli da mangiare ai ricchi proprietari terrieri anglo-irlandesi. Quindi i figli dei poveri potrebbero essere venduti in un mercato della carne all’età di un anno per combattere la sovrappopolazione e la disoccupazione. Così facendo si risparmierebbe alle famiglie il costo del nutrimento dei figli fornendo loro una piccola entrata aggiuntiva, si migliorerebbe l’alimentazione dei più ricchi e si contribuirebbe al benessere economico dell’intera nazione.

A fronte dell’approvazione entusiastica da parte della ministro di Grazia e Giustizia Pantagruel Cancellieri (nota buongustaia, che già si prefigurava delizie gastronomiche sull’iberico, tipo cochinillo asado), nella sua qualità di responsabile degli Interni il vice premier Ascarino Alfano – pur esprimendo apprezzamento per lo spirito non divisivo insito nella proposta – avanzava qualche timore in materia di gestione dell’ordine pubblico nell’istituendo emporio nazionale delle carni.

A questo punto risultò decisivo il lodo di Nosferatu Quagliariello, quale responsabile del dicastero delle Riforme Costituzionali e soprattutto in quanto fervente propugnatore delle politiche della vita (come ebbe modo di manifestare, senza ipocriti infingimenti e contraendo meriti indelebili a futura memoria ministeriale, quando accolse al grido di “assassino” la notizia della pietosa eutanasia di una ragazza ridotta a stato vegetale da decenni, Eluana Englaro). Infatti l’ex pannelliano trasmutato in papista, mise subito a frutto una certa francofonia appresa dall’antico maestro allo scopo di individuare un’uscita di sicurezza dall’impasse: la soluzione era contenuta in un importante contributo, risalente agli anni Sessanta, della celebre rivista accademica di sociologia economica e politiche pubbliche “Canard enchainé”. Infatti la testata d’oltralpe, creata nel1915 da Maurice Maréchal, a quell’epoca aveva ospitato un approfondito dibattito sull’attualizzazione del paradigma Swift, conclusosi con il colpo di genio di un antropologo centroafricano che avrebbe fatto anche una certa carriera politica, Jean-Bédel Bokassa.

Una vera quadra: il problema si risolveva macellando soltanto la metà degli affamati, con cui sfamare la restante metà. Indubbiamente una scelta molto più umanitaria e risparmiosa di quella propugnata dallo studioso settecentesco. A quel punto la soddisfazione dell’aver messo a punto efficaci soluzioni alla crescente miseria italica senza arrecare il minimo disturbo a plutocrati e banchieri, nella consapevolezza di aver favorito il blocco sociale degli abbienti nemici del populismo (e del popolo in generale) con cui Berlusconi si avvia a vincere a man bassa le prossime elezioni, dimostrò che era stato centrato l’obiettivo di “fare spogliatoio”, con cui si era partiti alla volta del monastero di Sartiano.

L’ottimismo si diffuse in maniera incontenibile. Peccato non ne fosse stato informato l’ennesimo disoccupato che nel frattempo si era dato fuoco per la disperazione.