Cattivi sindaci Roma ne ha avuti fin troppi, ma Gianni Alemanno li batte tutti. Nonostante la sfilza di bugie che ha messo in giro, noi romani sappiamo perché. Inefficienza crassa, clientelismo sfrenato, orientamenti pesantemente discriminatori nei confronti di buona parte della città. Liberarsi di un tale sindaco, fra l’altro fascista non pentito, rappresenta oggi quindi una priorità assoluta per la nostra città, che sarà pure eterna, ma, se continua così, minaccia di finire male. 

Fino a qualche tempo fa potevamo stare ragionevolmente tranquilli che così sarebbe avvenuto. Ma la sfilza di incredibili errori compiuti dal Pd a livello nazionale, culminati nell’appoggio al governo monstre Alfano-Letta, ha rimesso in gioco il buon Gianni. 

Ciò è avvenuto perché la gente, a giusto titolo, non distingue più un partito dall’altro. E visto che sono tutti uguali tanto vale votare chi ha più potere e, con qualche promessa preelettorale, guadagna il consenso di un popolo oramai ridotto a plebe. Anzi, la plebe romana era molto più compatta e dotata di coscienza di classe di questa.

Bisogna reagire a questo andazzo.

Come ho già scritto su questo blog, ho deciso di candidarmi alle elezioni comunali nella lista Sinistra per Roma che sostiene la candidatura a sindaco di Sandro Medici. Ciò, non certo perché abbia voglia di fare il consigliere comunale, ma per contribuire al progetto politico che ritengo oggi più che mai necessario per salvare il nostro Paese.
Un’affermazione, sia pure piccola, ma significativa, della coalizione attorno a Sandro Medici (Repubblica Romana, Sinistra per Roma, Partito Pirata) può significare l’inizio della riscossa della sinistra.
Le idee per cambiare in meglio questa nostra città esistono: sono quelle praticate dai movimenti di lotta per la casa, l’ambiente, i trasporti, la salute, la cultura, l’istruzione, la ricerca. Ci serve una forza politica in grado di tradurle in fatti.
Ci vuole una forza politica in grado di dire basta alla speculazione edilizia e ai palazzinari che da troppi anni decidono come dev’essere questa nostra bella città, deturpandola. Esistono a Roma migliaia di appartamenti sfitti che vanno posti a disposizione di chi ne ha bisogno.
Bisogna varare un piano per il lavoro basato sulla valorizzazione dei beni comuni che impieghi decine di migliaia di giovani nei settori di pubblico interesse. Per questo bisogna dire no al fiscal compact e alle attuale politiche europee.
Vanno costituiti in ogni strada comitati di cittadini per controllare le scelte urbanistiche e l’erogazione dei servizi pubblici. E’ questa la vera democrazia che travalica di gran lunga il rituale di domenica prossima.

Su questa linea vanno unificate tutte le forze che si oppongono a un’infausta riconferma di Alemanno che è oggi purtroppo possibile. Se, com’è sicuro, andremo al ballottaggio, si opporranno da un lato Alemanno e dall’altro, con ogni probabilità, Ignazio Marino. Quest’ultimo, degna figura di medico e scienziato, si è imposto nelle primarie contro buona parte delle conventicole di potere che dominano il Pd. E’ accertato che queste ultime non vedono quindi di buon occhio la sua candidatura. Vari settori appoggiano anzi quella di Marchini, che, a quanto si dice, potrebbe a sua volta stipulare un accordo con Alemanno.

Tanto più importante diventa una decisa affermazione delle forze, da Repubblica Romana al Movimento Cinque Stelle, che hanno in sé le potenzialità per un’alternativa effettiva a Roma. Se Marino dovesse andare al ballottaggio, tali forze dovrebbero muoversi in modo unitario per stipulare con lui un patto per l’alternativa per Roma basato su alcuni punti. E Marino, con Sel e settori del Pd, dovrebbe sottrarsi al ricatto della destra interna e firmare tale patto. Se invece dovesse prevalere il candidato di Cinque Stelle o quello di Repubblica Romana, i voti dovrebbero convergere su di loro. Unica strada per battere la destra, restituire Roma a un governo degno di questo nome e aprire la prospettiva di un’alternativa più che mai necessaria anche e soprattutto a livello nazionale.