D’accordo per agire, ma non subito, sul fisco, accelerando la lotta contro l’evasione, e l’energia. E d’accordo per vedersi di nuovo e decidere –allora o più tardi- sulla crescita e l’occupazione.

Sarà vero, come dice Enrico Letta, premier esordiente, ma già con il lessico del veterano, che la sua linea “è passata”, ma misure concrete per la “massima priorità” dell’Italia e dell’Unione, cioè il lavoro dei giovani, non ce ne sono –né, a dire il vero, erano attese. Il Vertice straordinario sforna, come spesso accade, un calendario di appuntamenti: i leader hanno di nuovo appuntamento a Bruxelles a fine giugno, per parlare –allora sì – di crescita e occupazione; e inoltre ordinano ai ministri del lavoro dei 27 di vedersi a Berlino il 3 luglio per mettere a confronto “le migliori pratiche” per il lavoro giovanile. L’incontro in Germania, al di fuori delle liturgie comunitarie, appare un artificio per mascherare, con la frequenza delle riunioni, la rarefazione e l’inconsistenza delle decisioni prese (o, meglio, rinviate). Perché tutti sanno che, almeno fino alle elezioni tedesche del 22 settembre, è difficile immaginare un’azione europea di ampio respiro su crescita e occupazione. La cancelliera Merkel e il presidente Hollande ne parleranno a tu per tu prima della prossima ‘messa cantata’ corale. A conti fatti, il Consiglio europeo del debutto del premier Letta è stato poco più che acqua fresca, pur se i leader sono concordi nel darne giudizi positivi. Letta ammette “l’emozione del battesimo”; dice di non temere le “fibrillazioni della maggioranza”; spera di evitare “l’aumento dell’Iva”; e, soprattutto, aspetta, facendo melina, che la Commissione europea, il 29 maggio, chiuda la procedura d’infrazione contro l’Italia per eccesso di deficit. A quel punto, forse qualche soldo potrà spenderlo.

Le conclusioni del Vertice erano già pronte e dovevano solo essere approvate, indicano l’intenzione d’accelerare la lotta all’evasione, adottando “entro la fine dell’anno” una direttiva sui risparmi, finora frenata da Austria e Lussemburgo, e d’avviare “il prima possibile” negoziati con la Svizzera: l’obiettivo è quello di condividere le informazioni sui depositi bancari e di fare emergere evasione, o elusione, fiscale per –dicono alcune stime – 500 miliardi di euro. Il presidente della Commissione Barroso giudica, però, gli impegni “poco espliciti”, mentre il presidente del Parlamento Schulz crede possibile dimezzare l’evasione entro il 2020. Sull’energia, l’altro tema nella loro agenda, i leader dei 27 confermano l’impegno, preso nel 2011, di completare entro il 2014 il mercato unico del settore; e aprono cautamente allo sfruttamento del gas di scisto nell’Ue.

Il programma del Vertice prevedeva due ore di lavori e due ore sono state: l’inizio alle 15.00, preceduto da qualche bilaterale –Letta vede il lussemburghese Juncker e il britannico Cameron-; e la chiusura poco dopo le 17.00; nessun intoppo, nessuna ‘maratona’. Con Cameron il premier parla soprattutto di occupazione: la ricetta britannica è meno tasse alle imprese uguale più lavoro. Letta torna a casa con un carnet da debuttante al ballo: a fine maggio, riceverà a Roma il presidente del Consiglio Van Rompuy; poi, lui andrà a Londra.

Ai partner, Letta dice che la priorità dell’Ue deve essere il lavoro ai giovani. Ai giornalisti riferisce che la linea italiana “è stata accolta”: giudica “un buon inizio” il suo esordio, nonostante un incertezza da debuttante gli faccia mancare la stretta di mano della Merkel. Ma mentre negli Stati Uniti il presidente della Fed Bernanke afferma che “la ripresa va aiutata” e s’impegna a non ridurre gli stimoli, a Bruxelles i leader dell’Ue s’accontentano di inanellare le riunioni.

Twitter: @ggramaglia

il Fatto Quotidiano, 23 Maggio 2013