“Chiagne e fotte”, l’antica e non elegante espressione napoletana racchiude, da sempre, il cuore della tattica e della strategia berlusconiana. La conferma, una delle tante, è arrivata dal grido di dolore sollevato dai colonnelli di Arcore, da Romani e Gasparri, a proposito della situazione della Rai occupata “dai comunisti”, una specie in via d’estinzione, restata maggioranza solo nelle sceneggiate della compagnia del Cavaliere.

Da qualche anno a questa parte la destra del conflitto di interessi ha realizzato una sorta di polo integrato Raiset, saldamente dominato, nei gangli vitali, da uomini di assoluta fiducia. Le vesti stracciate e i capelli, si fa per dire, strappati, in genere precedono qualche colpo gobbo da mettere a segno, qualche nuova postazione mediatica o da chiudere o da occupare.
Non a caso, salvo clamorosi ripensamenti, il senatore Antonio Verro, un fedelissimo, rinuncerà al seggio da senatore per restare nel consiglio di amministrazione della Rai, dove peraltro continua a sedere.

Non ci vuole un grande acume per comprendere che una simile svolta sia stata concordata con il capo, in vista delle prossime elezioni anticipate, con l’obiettivo di blindare la situazione attuale e di tenere sotto tiro anche i più timidi tentativi di riforma.

Per rendere ancora più esplicito il messaggio o meglio l’avvertimento hanno già annunciato che, nella commissione parlamentare di vigilanza, saranno indicati i vari Romani, Gasparri, Gelmini, Schifani, Brunetta, cioè i duri del servizio d’ordine. Può piacere o no, ma questi fanno il loro mestiere e non arretrano di un passo.

Nessuno ci ha chiesto un consiglio, ma ci permetteremmo di suggerire a tutti gli altri, a cominciare dal Pd, di reagire in modo adeguato. Abbiamo sempre pensato che la commissione di vigilanza dovesse essere soppressa, ma così non sarà; allora Pd, Sel, 5 stelle, quanto meno, dovrebbero schierate in quella sede donne e uomini autorevoli, che abbiano voglia di fare una battaglia senza quartiere contro bavagli, editti e liste di proscrizione.

Dal momento che il cavaliere e i suoi fanti ripetono ogni giorno che loro si sentono vincolati solo e soltanto dal programma di governo e che, per il resto, invece, faranno come gli pare, per una volta li si prenda a modello e si faccia come loro. Conflitto di interessi, abrogazione della legge Gasparri, normative antitrust, modifica dei criteri di nomina della Rai e delle Autorità di garanzia non sono nel programma di governo, dunque è possibile presentare proposte autonome e magari concordate tra tutte le altre forze politiche.

Pd, Sel e 5 stelle avevano il conflitto di interessi in testa al loro programma, quale occasione migliore per presentare una proposta comune e votarla  tutti insieme? Per altro persino la Corte di Cassazione, unico tribunale più volte lodato dal cavaliere, ha riconosciuto che il medesimo si occupava degli affari Mediaset anche quando stava al governo: ma come non era Confalonieri quello ineleggibile?