Roberto Saviano sbaglia quando attacca il governo Letta accusandolo di rimanere silente sulla mafia. Il nuovo esecutivo non è rimasto in silenzio ma ha già preso posizione sulla lotta alla mafia. Ha deciso di abbandonarla.

Un’affermazione severa? Al contrario, si tratta di un’osservazione spontanea.

Grazie al lavoro dei magistrati della Procura nazionale antimafia oggi scopriamo che negli ultimi vent’anni la mafia è stata il primo partito (forse il primo vero movimento politico) in Italia. La mafia non è di destra né di sinistra. Non ha mai perso un’elezione perché è abile conoscitrice degli equilibri politici ed economici del paese.

Per anni la mafia ha inciso nella vita politica attraverso le minacce e gli omicidi, ma anche grazie ad un sistema di collusioni con un certo apparato politico.

Il partito democratico nel suo programma elettorale aveva inserito il tema della lotta alla mafia, reclutando tra le proprie fila qualche valido competitor del magistrato Antonio Ingroia.

Il partito democratico aveva fatto la campagna acquisti tra coloro che annoverano nel curriculum vitae alla voce “esperienze lavorative“ la parola “antimafia”, e con la giusta dose di opportunismo.

Uno dei nomi più noti tra le personalità dell’antimafia, reclutate dal partito democratico, è quello di Pietro Grasso. Ex magistrato a capo della procura nazionale antimafia, di lui ricordo con grande disillusione i troppi silenzi di fronte all’affidamento di incarichi di rappresentanza dello Stato ad esponenti politici oggetto di indagine per sospette frequentazioni mafiose.

Del senatore Pietro Grasso è ancor più significativo il silenzio sulla proposta di legge (già ribattezzata la “salva Dell’Utri”) del senatore Compagna. Un atto grave quello del senatore eletto con il Pdl che in un delicato momento storico come questo, propone sconti di pena e misure attenuate nei confronti di chi è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa.

Da cittadino mi sarei aspettato che Pietro Grasso avesse criticato duramente e pubblicamente su tutti i quotidiani nazionali, un tale scempio legislativo. Invece è ormai chiaro come anche lui, con la sua “moderazione”, voglia evitare di spezzare gli equilibri fragili della maggioranza che governa il paese.

E non vorrei sentirmi rispondere che Grasso deve evitare polemiche per il ruolo istituzionale che ricopre. Al contrario,è proprio dal suo ruolo istituzionale e dal suo passato di procuratore capo dell’antimafia che dovrebbe discendere una maggiore intransigenza di fronte a proposte di legge che infangano la memoria di magistrati come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e di tutte le vittime di mafia.