Due magistrati imputati, una toga parte civile e la Presidenza del Consiglio responsabile civile. E’ il piccolo paradosso dell’udienza preliminare per stabilire la responsabilità del procuratore capo di Bari Antonio Laudati che per l’accusa tentò di insabbiare il caso delle escort portate nelle residenze dell’allora presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, dall’imprenditore Gianpaolo Tarantini. Parti civili il pm barese Desireè Digeronimo e il medico Paolo D’Aprile. Il pm Digeronimo si è costituito parte civile nei confronti del suo procuratore, Laudati, e del collega Giuseppe Scelsi; D’Aprile nei confronti di Scelsi, a carico del quale ha chiesto ed ottenuto la citazione di Palazzo Chigi.

Laudati è accusato di abuso d’ufficio per aver indagato “illecitamente” su due magistrati del suo ufficio, i pm Scelsi e Digeronimo, e di favoreggiamento personale aggravato per aver aiutato Gianpaolo Tarantini e, indirettamente, l’allora premier Silvio Berlusconi ad “eludere le indagini” sulle escort che l’imprenditore barese aveva portato nelle residenze dell’allora capo del governo tra il 2008 e il 2009. Scelsi risponde invece di abuso d’ufficio ai danni della sua collega Digeronimo per una vicenda estranea alle indagini escort.

Nell’udienza sono imputati quattro giornalisti e due direttori di giornali accusati di aver diffamato il procuratore di Bari: nei loro confronti Laudati, che a breve lascerà la procura di Bari perché ha chiesto ed ottenuto dal Csm, dopo l’avvio di un procedimento per incompatibilità, di essere trasferito alla procura generale della Corte d’appello di Roma, si è costituito parte civile.

La vicenda contestata all’ex pm Scelsi riguarda intercettazioni telefoniche disposte d’urgenza dal pm per danneggiare – secondo l’accusa – la collega Digeronimo che assieme a lui conduceva indagini sulla sanità pugliese e che aveva intercettato casualmente il fratello di Scelsi, Michele, medico, mentre questi parlava con l’allora assessore pugliese alla Sanità Alberto Tedesco, indagato dalla Digeronimo. Scelsi – secondo l’accusa – temendo che in base a questa intercettazione Digeronimo potesse sottrargli un’altra indagine sulla sanità, intercettò con decreto d’urgenza i telefoni del medico barese Paola D’Aprile che – secondo i pm salentini – sapeva amica di Digeronimo e di Lea Cosentino, soprannominata dalla stampa Lady Asl, affinché potesse risultare il rapporto di amicizia e la collega fosse costretta ad astenersi dal fascicolo a carico di Tedesco.